Serie C, Criscitiello lancia la rivoluzione: «Stop al professionismo, il sistema è morto»

La Serie C è arrivata al capolinea e continuare a far finta di nulla significherebbe accompagnarla lentamente verso il collasso definitivo. È il messaggio, durissimo e senza sconti, lanciato da Michele Criscitiello nel suo consueto editoriale del lunedì mattina su Sportitalia.it. Un’analisi che mette nel mirino l’intero sistema del calcio di terza serie, invocando una rivoluzione strutturale immediata.

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Secondo Criscitiello, come scrive su Sportitalia.it, l’attuale status professionistico della Serie C non è più sostenibile: «La Serie C non può avere più lo status da professionista ma deve rientrare sotto il cappello dei dilettanti. Non possiamo continuare a far morire le società solo per uno status o per far felici i calciatori». Il direttore di Sportitalia individua nella crisi economica il nodo centrale: 100 club professionistici in Italia sono troppi, non ci sono risorse e i controlli sempre più stringenti impediscono anche pratiche opache del passato.

Nel suo editoriale su Sportitalia.it, Criscitiello chiama in causa direttamente i vertici federali. Gabriele Gravina e Matteo Marani stanno ragionando su un cambiamento a partire dalla stagione 2027/2028, ma per il direttore «è troppo tardi»: «Va fatta subito. Senza guardare in faccia a nessuno». L’idea, almeno sulla carta, viene giudicata positiva, ma serve il coraggio di applicarla immediatamente.

Il cuore della proposta è netto: stop al professionismo in Serie C, stop allo stipendio minimo federale e a una tassazione definita «folle». «Se un giovane accetta di guadagnare 600 euro per mettersi in mostra, nessuno può obbligare un club a spenderne 1200», scrive Criscitiello su Sportitalia.it, sottolineando come in Lega Pro non si possa «vivere di rendita». Un concetto chiaro: chi gioca in Serie C deve sapere che spesso serve anche un lavoro parallelo.

Altro punto critico riguarda i regolamenti sui giovani: via l’obbligo del minutaggio e spazio solo al merito. «Se uno è forte gioca, altrimenti no», è la sintesi del pensiero espresso su Sportitalia.it, con l’obiettivo di permettere ai club di valorizzare davvero i talenti e creare plusvalenze, non di adeguarsi a imposizioni burocratiche.

Criscitiello attacca poi il tema delle infrastrutture. La Serie C pretende standard elevatissimi su illuminazione, telecamere, wi-fi, seggiolini e sicurezza, ma – secondo il direttore di Sportitalia – trascura l’aspetto fondamentale: il terreno di gioco. «Questa è follia», scrive, denunciando campi in condizioni indecorose nonostante impianti formalmente a norma. Anche la fideiussione viene giudicata eccessiva: 750 mila euro sono troppi, 350 mila con controlli seri basterebbero.

Nel mirino anche i diritti tv. Sky, sottolinea Criscitiello su Sportitalia.it, trasmette circa 1200 partite l’anno di Serie C, rendendo la Lega Pro una garanzia di palinsesto. Ma il valore economico non è adeguato e va redistribuito meglio ai club, escludendo le squadre B dai benefici.

La conclusione è un appello durissimo: «Ogni anno muoiono quattro club su sessanta. È finito il tempo di guardare il proprio orticello». Presidenti, FIGC, Lega Pro e AIC devono sedersi e pensare al bene del sistema, altrimenti l’implosione sarà inevitabile.

Una presa di posizione che promette di far discutere a lungo.

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