Enna, Travagin attacca il sindaco

Nuovo duro intervento del presidente dell’Enna Calcio, Giancarlo Travagin, che attraverso una nota ufficiale del club si rivolge non soltanto ai tifosi, ma all’intera cittadinanza. Il numero uno gialloverde chiama direttamente in causa il sindaco di Enna, contestando il mancato rispetto di quelli che descrive come accordi e impegni assunti in precedenza, e allarga la propria riflessione alle condizioni della città, agli impianti, a Pergusa e alla struttura CISS.

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«Voglio essere chiaro fin dall’inizio. Il mio principale interlocutore in questa città, e oggi il mio principale avversario, è il Sindaco di Enna. Con lui avevo preso accordi precisi, impegni e promesse suggellati anche da una fotografia pubblica, scattata proprio a conclusione di quegli incontri. Quegli impegni non sono stati mantenuti. Se quella foto non ha più alcun valore, il Sindaco abbia la correttezza di disconoscerla pubblicamente, davanti agli ennesi».

Travagin prosegue: «Penso di essere stato preso in giro. Io non sono mai entrato nel merito della politica. È la politica ad essere entrata nel merito del calcio, e in gioco, per motivi che a me restano oscuri e sconosciuti».

Il presidente torna quindi sul progetto che aveva immaginato per il club: «Tutti sanno qual era il mio obiettivo: fare di Enna il terzo polo calcistico della Sicilia e costruire un settore giovanile importante. È ciò che chi mi ha preceduto non ha fatto. Anzi, se n’è andato smontando tutto e lasciando macerie, confusione e molti aspetti ancora da chiarire».

Travagin: «Debiti che non ho fatto io»

Una parte centrale della nota riguarda le difficoltà logistiche e finanziarie che, secondo quanto riferito dal presidente, stanno interessando la società.

«Tutti sanno anche in che condizioni siamo. Non abbiamo uno stadio e non abbiamo un campo di allenamento. Sono comparsi gli striscioni “Travagin vattene”. È arrivato lo sfratto da Casa Enna, con un tempismo singolare, subito dopo il ritiro della documentazione amministrativa dalla vecchia gestione. Poi sono arrivati i pignoramenti, tutti insieme, quasi sincronizzati».

Travagin precisa la propria posizione: «Si tratta di debiti che non ho fatto io e che non appartengono alla mia gestione, visto che sono entrato in società il 29 agosto. In tre anni nessuno ha ritenuto di agire contro la vecchia gestione, e oggi si agisce contro di noi, sapendo bene il momento delicato che stiamo attraversando e pur avendo noi chiesto formalmente le rateizzazioni. Viene da chiedersi se non ci sia un disegno preciso per affossare l’Enna Calcio».

Il presidente descrive quindi una situazione particolarmente complicata: «Ditemi voi come si può fare sport a Enna con tutto e tutti contro. Mi riferisco a quella parte malsana e politicizzata della tifoseria, ben distinta dalla tifoseria che ragiona e che vuole davvero il bene dell’Enna Calcio».

Il trasferimento a Niscemi

Travagin spiega anche le ragioni che hanno portato alla decisione di trasferire squadra e staff a Niscemi: «La scelta di trasferire la squadra e l’intero staff a Niscemi non è stata un colpo di testa né una ripicca. È il risultato di una valutazione attenta del mio staff di professionisti, che ha messo sulla bilancia tutte le potenzialità e tutte le criticità del vostro territorio: impianti, collegamenti, servizi, logistica, capacità di accoglienza, disponibilità delle istituzioni. Il verdetto è stato impietoso».

Il discorso si allarga quindi alla città: «Ma oggi voglio mettere da parte il pallone. Mi rivolgo a voi, cittadini di Enna, con una domanda semplice: siete davvero soddisfatti della vostra città?».

«Enna è una bomboniera. Il clima, la posizione, la storia e la bellezza di questa terra sono un patrimonio che molte città del Nord vi invidierebbero. Ma una bomboniera va custodita, e qui questo non accade».

Travagin elenca poi quelle che considera le principali criticità: «Le strade sono un colabrodo e la rete viaria è carente. Il traffico è congestionato e i parcheggi mancano. Le ville e gli spazi verdi sono abbandonati a sé stessi, e basta fare due passi a Villa Pisciotto per rendersene conto. Gli impianti sportivi sono inadeguati o inesistenti. La sola università non basta a far crescere l’economia di un territorio, e i vostri figli, dopo la laurea, continuano a fare le valigie verso il Nord o verso l’estero».

«Pergusa e il CISS, potenzialità enormi»

Il presidente dell’Enna Calcio indica poi alcune opportunità che, a suo giudizio, il territorio non starebbe sfruttando adeguatamente: «Eppure le potenzialità ci sono, e sono enormi. Pensate a Pergusa, al suo lago e al suo autodromo, un nome che per decenni ha portato Enna nel mondo e che oggi potrebbe essere il motore di un turismo sportivo e di eventi di livello nazionale».

Poi il riferimento alla struttura CISS: «Pensate alla struttura CISS: un’opera completata, pagata con denaro pubblico, che potrebbe essere un fiore all’occhiello nel campo della riabilitazione e che invece è rimasta a lungo chiusa e inutilizzata, ostaggio di ritardi burocratici regionali. È uno spreco di risorse pubbliche che grida vendetta».

Travagin collega questi temi al progetto discusso con l’amministrazione: «Mi direte: cosa c’entra tutto questo con una squadra di calcio? C’entra, eccome. Il progetto che avevo discusso con il vostro Sindaco era proprio questo: sviluppare a Enna un polo socio-sanitario integrato con lo sport, capace di unire calcio, settore giovanile, riabilitazione, benessere e formazione».

«Un progetto che avrebbe portato investimenti, posti di lavoro e un motivo in più per i giovani per restare. Quel progetto è rimasto sulla carta, come la foto di cui parlavo all’inizio».

Secondo Travagin, «le potenzialità, quando restano nelle mani di una politica poco attenta ai bisogni di una cittadinanza attiva, finiscono per trasformarsi nel loro contrario: disagi, occasioni perse, sofferenza per la popolazione. E questo, badate bene, non vale solo per Enna».

L’appello agli ennesi

Nella parte conclusiva della nota il presidente si rivolge direttamente ai cittadini: «Certo, direte voi, a fare queste considerazioni è il sottoscritto: un umile, discutibile soggetto sportivo con un curriculum, come qualcuno si è affrettato a far notare in questi giorni, non degno di nota. Avete ragione, non sono nessuno. Ma proprio per questo vi chiedo di non guardare a chi parla, e di guardare invece a ciò che vedete ogni mattina uscendo di casa».

Travagin prosegue: «E allora riflettete, popolo ennese. Se il vostro territorio non si sviluppa, forse il motivo non è la sfortuna né la geografia. Forse le decisioni che contano restano da troppo tempo nelle mani di pochi, in un sistema di potere chiuso e fortemente politicizzato, capace di neutralizzare perfino l’opposizione, dove l’interesse di una ristretta cerchia prevale su quello di un’intera comunità. Non spetta a me dare risposte. Spetta a voi fare le domande».

Infine, l’ultimo appello: «Cari ennesi, non si va via soltanto per la mancanza di impianti sportivi. Se me ne vado, con me se ne va tutto l’indotto calcistico e sportivo, se ne va un progetto e se ne va un’altra occasione. Tocca a voi decidere se questa città deve continuare a salutare chi parte, o se è arrivato il momento di pretendere che qualcuno la faccia restare».

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