Antonini senza filtri: «Trapani mi ha cacciato, il sistema calcio è malato. Il Cesena? Abbiamo presentato una lettera d’intenti»

Il presidente del Trapani Valerio Antonini rompe il silenzio e lo fa con una lunga intervista concessa ad Alessio Alaimo per TuttoMercatoWeb.com, affrontando tutti i temi più caldi del momento: dalla vicenda Trapani al ripescaggio, passando per il trasferimento della squadra a Palermo, il futuro nel basket, l’interesse per il Cesena, la multiproprietà, Claudio Lotito e persino il sogno Lazio.
Nel colloquio con Alessio Alaimo su TuttoMercatoWeb.com, Antonini non risparmia critiche al sistema sportivo italiano, definendolo profondamente malato e chiedendo una riforma della giustizia sportiva.
«È emerso tutto lo sporco che c’è nello sport»
Ripercorrendo l’ultimo anno vissuto a Trapani, Antonini parte da una riflessione generale.
«È stato un anno in cui è emerso tutto lo sporco che c’è nello sport. Queste ultime settimane stanno rendendo giustizia: la FIGC dopo il fallimento del terzo Mondiale consecutivo ha cambiato presidente, mentre la Federazione di Pallacanestro è allo sbando totale. Si stanno allineando i pianeti affinché, anche sulla scorta di quello che è successo a me, ci sia una revisione del sistema nazionale».
L’imprenditore romano punta il dito soprattutto contro la giustizia sportiva.
«Per me è diventata un’ingiustizia. Gli organi che decidono vengono nominati dalle Federazioni e troppo spesso finiscono per tutelare chi li ha nominati e li paga».
«Credo ancora nel ripescaggio»
Nell’intervista rilasciata ad Alessio Alaimo per TuttoMercatoWeb.com, Antonini affronta poi il tema della riammissione del Trapani.
«Ci credo. Questo ripescaggio mi è già costato 430 mila euro e continuo a crederci. La sentenza Agnelli dimostra che la giustizia sportiva, così com’è organizzata, non garantisce il diritto ad ottenere una decisione realmente giusta».
Ricorda quindi quanto accaduto con le penalizzazioni.
«Ho subito ventisei punti di penalizzazione su trenta per lo stesso fatto contestato e la Corte Tributaria di Trapani ha stabilito che ero vittima e non complice della vicenda Alfieri legata ai crediti».
«Il sistema italiano è più africano che europeo»
Antonini ammette anche alcuni errori personali.
«La colpa è mia. Ho vissuto dieci anni all’estero e avevo perso completamente il contatto con la realtà italiana. Il sistema inglese ha una credibilità completamente diversa rispetto a quello italiano».
Poi l’affondo.
«Ho commesso un errore grave che un imprenditore arrivato al mio livello non dovrebbe fare. Questo sistema è più africano che europeo. Tante società non arrivano neppure alla fine della stagione. C’è un problema enorme legato alla giustizia sportiva e ai procuratori, che sono gli unici a guadagnarci».
Antonini propone anche una riforma.
«Guardate quante commissioni vengono pagate ai procuratori. Finché non verrà introdotto un tetto massimo sarà impossibile abbattere i costi. Trovatemi una società di Serie A, B, C o D che riesca davvero a fare utili».
«Trapani mi ha costretto ad andare via»
Uno dei passaggi più duri dell’intervista raccolta da TuttoMercatoWeb.com riguarda il trasferimento delle gare casalinghe a Palermo.
«Sono stato costretto a portare via la squadra da Trapani. Do fastidio perché non faccio accordi con nessuno e non pago mazzette. Probabilmente ero scomodo e sono diventato un obiettivo da eliminare».
Il presidente granata rincara la dose.
«Mi hanno tolto il palazzetto, mi hanno cacciato dallo stadio e hanno privato la città della propria squadra. Parlano tanto di amore per i colori granata, ma sono tutte scelte dettate da esigenze elettorali».
Secondo Antonini, la responsabilità ricade sulle istituzioni locali.
«La verità è che l’istituzione trapanese mi ha cacciato e costretto ad andare via. Ringrazio invece il Comune di Palermo che ci ha accolto. Avevamo chiesto a diversi Comuni del territorio trapanese di poter giocare e ci hanno detto tutti di no».
«Il responsabile è il sindaco Tranchida»
Antonini individua un responsabile preciso.
«Giacomo Tranchida. Il sindaco di Trapani. Questa vicenda gli costerà la carriera politica perché ormai non ha più credibilità agli occhi dei trapanesi».
E aggiunge.
«Il Sole 24 Ore lo ha definito il peggior sindaco d’Italia. Aveva due eccellenze, calcio e basket, ed è riuscito a cancellarle entrambe».
«Palermo può diventare la casa del basket»
Nel corso dell’intervista concessa ad Alessio Alaimo per TuttoMercatoWeb.com, Antonini affronta anche il futuro della pallacanestro, confermando di voler continuare a investire nello sport nonostante le difficoltà incontrate a Trapani.
«La Serie A di basket rappresenta un grande lasciapassare e oggi costa quanto una squadra di Serie C di calcio. Palermo è una città straordinaria e portare uno sport professionistico come il basket nel capoluogo siciliano è una possibilità concreta da cavalcare».
L’imprenditore spiega che tutto dipenderà dall’esito del contenzioso con la Federazione Italiana Pallacanestro.
«Sarà fondamentale ciò che deciderà il TAR nei confronti della Federazione. Ho affidato la questione a un pool di legali, tra cui gli avvocati Giulia Bongiorno e Lubrano. Chiederemo un risarcimento danni milionario e, se riuscirò a ottenere il titolo sportivo, porterò il grande basket a Palermo».
«Il Cesena? Abbiamo presentato una lettera d’intenti»
Tra i passaggi più sorprendenti dell’intervista raccolta da Alessio Alaimo per TuttoMercatoWeb.com c’è quello relativo al possibile interesse per il Cesena.
Antonini conferma che un primo passo è già stato compiuto.
«Il Cesena mi piace molto. Posso confermare che abbiamo presentato una lettera d’intenti ufficiale. Adesso non spetta a me dire se andrà a buon fine oppure no, perché la decisione appartiene all’attuale proprietà».
Il patron del Trapani non nasconde il proprio apprezzamento.
«È una società storica che mi piacerebbe molto guidare. Però tra il dire e il fare c’è sempre di mezzo il mare».
Antonini aggiunge comunque di avere già valutato eventuali alternative nel caso in cui la trattativa non dovesse concretizzarsi.
«La multiproprietà? Va regolamentata, non vietata»
Un altro argomento affrontato è quello della multiproprietà.
Secondo Antonini il problema non è l’esistenza di più club appartenenti allo stesso proprietario, bensì la mancanza di regole chiare.
«Oggi la multiproprietà nasce anche dalla carenza di imprenditori disposti a investire nel calcio. È un fatto con cui bisogna confrontarsi».
Poi precisa.
«Il punto è regolamentarla. Non puoi avere due società e scambiarti liberamente i calciatori, altrimenti vengono alterati sia la regolarità sportiva sia i bilanci».
L’imprenditore cita alcuni modelli già presenti nel calcio italiano.
«Se si costruiscono due società realmente indipendenti, sfruttando le competenze organizzative di chi conosce il calcio di alto livello, come Lotito o De Laurentiis, il sistema può anche funzionare. Ma non puoi prendere i ragazzi della Primavera della Lazio e mandarli alla Reggina, aggirando le norme per finalità commerciali e contabili. Se arriverà una riforma seria, ben venga la multiproprietà».
«Lotito? Deve riflettere sulla Lazio»
Non manca un passaggio dedicato al presidente della Lazio, Claudio Lotito, diventato proprietario della Reggina.
«La sfida con la Reggina sarebbe bellissima e apertissima. Per Lotito provo simpatia, però credo che debba fermarsi a riflettere su quello che sta succedendo alla Lazio».
Antonini richiama i dati sugli abbonamenti.
«Duemila abbonati sono un numero umiliante per una società come la Lazio. Da tifoso biancoceleste provo grande dispiacere. Credo che, da uomo intelligente qual è, dovrebbe iniziare a pensare di dismettere un impegno che oggi gli sta facendo perdere consenso e risorse».
Poi aggiunge anche una valutazione politica.
«Comincio a pensare che all’interno di Forza Italia non siano tutti contenti della situazione che si è creata intorno alla Lazio».
«La Reggina? Lotito l’ha presa per motivi politici»
Antonini va ancora oltre quando gli viene chiesto se dietro l’acquisto della Reggina possano esserci motivazioni elettorali.
«Credo che lo abbia fatto esclusivamente per quello. A Lotito della Reggina e di Reggio Calabria non interessa nulla, così come non gli interessava della Salernitana».
Secondo il presidente del Trapani, l’operazione avrebbe una finalità ben precisa.
«Lo fa per una situazione elettorale che probabilmente gli è stata garantita. Se si candidasse nel Lazio non prenderebbe nemmeno lo 0,001% dei voti. Lo dico senza cattiveria, ma cerchiamo di mettere da parte certe frasi romantiche sulla Reggina».
«Io volevo cambiare Trapani»
Antonini ricorda anche il proprio tentativo di entrare in politica.
«La mia candidatura rappresentava una forma di rottura contro un sistema che avevo trovato a Trapani e che impedisce di crescere. Lotito è andato in Senato per tutelarsi, io invece volevo cambiare quello che avevo visto nella politica locale».
«Comprare la Lazio? È il mio sogno»
Tra i passaggi più significativi dell’intervista concessa ad Alessio Alaimo per TuttoMercatoWeb.com c’è anche quello dedicato al futuro personale dell’imprenditore romano e al club che, da tifoso, vorrebbe un giorno guidare.
Antonini non nasconde il proprio desiderio.
«Non ci sono mai stati discorsi ufficiali, ma il sogno è quello. Comprare la Lazio sarebbe il massimo».
Subito dopo, però, allarga il ragionamento alle difficoltà economiche che oggi attraversa il calcio italiano.
«Bisogna essere onesti: oggi le proprietà italiane fanno fatica a sostenere determinati livelli. La gestione di un club con un solo presidente rende quasi impossibile mantenere un equilibrio tra costi e ricavi».
L’imprenditore punta poi l’attenzione sulla pressione fiscale.
«Il problema è anche fiscale. Facciamo parte della Comunità Europea soltanto a parole. Basta confrontare la tassazione italiana con quella spagnola. Il Real Madrid può permettersi di acquistare un giocatore da dieci milioni netti pagando molto meno rispetto a quanto accadrebbe in Italia».
E conclude.
«Come si può pretendere che società di Serie C abbiano gli stessi obblighi economici di club di Serie A? È un sistema che non sta più in piedi».
«Fabiani? Ha fatto un disastro»
Nel finale dell’intervista realizzata da Alessio Alaimo per TuttoMercatoWeb.com, Antonini si esprime anche su alcuni dirigenti e allenatori del panorama calcistico italiano.
Alla domanda su chi non prenderebbe mai all’interno della propria società, la risposta è netta.
«Fabiani. Ha fatto un disastro. E quando un anno e mezzo fa lo chiamai chiedendogli un consiglio su un allenatore, mi fece il nome di Ezio Capuano. Uno che ti suggerisce Capuano può fare tutto nella vita tranne il direttore sportivo».
«Capuano? Non posso parlare»
Il rapporto con Ezio Capuano resta invece un argomento delicato.
«Non posso parlarne per evidenti motivi giudiziari. Però mi è già venuta la pelle d’oca».
«L’allenatore che vorrei? Fabio Grosso»
Quando gli viene chiesto quale tecnico sceglierebbe per un proprio progetto, Antonini indica senza esitazioni un nome.
«Fabio Grosso. Ha svolto un lavoro straordinario a Frosinone».
«Torrente è un elemento tossico»
L’imprenditore torna poi su Vincenzo Torrente.
«Oltre a Fabiani aggiungo anche Vincenzo Torrente. Ha percepito lo stipendio per un anno e due mesi rifiutando alcune società pur di restare fermo. Questi sono elementi tossici, una cosa che esiste soltanto nel calcio».
Ricorda quindi di averlo richiamato durante l’estate.
«Certo che l’ho ricontattato. Ho pensato che, visto che non faceva un cazzo da un anno, gli avrebbe fatto bene venire a prendere un po’ di sole a Trapani».
«A Trapani non vedo futuro nel professionismo»
Le ultime considerazioni riguardano il futuro del Trapani.
Antonini non usa mezzi termini.
«Così com’è oggi non vedo la minima possibilità che Trapani possa avere ancora uno sport professionistico».
Spiega quindi le ragioni.
«Il Provinciale, dopo appena quattro mesi, è diventato ingestibile. I danni sono enormi e nessuno investirà cinquecentomila euro all’anno per sistemare stadio e palazzetto».
Secondo il patron granata, senza un deciso cambio di rotta sarà difficile pensare a un rilancio.
«Se qualcuno vuole esaltare la pallamano femminile o l’Eccellenza è libero di farlo, ma quello non è sport professionistico. Io parlo del livello che Trapani aveva raggiunto».
Infine guarda al proprio futuro.
«Mi piacerebbe lavorare in una realtà seria, con istituzioni capaci di sostenere chi investe nello sport professionistico. Mi vedo in un progetto stabile, costruito con persone serie. Trapani, purtroppo, oggi non rappresenta tutto questo».
Con questa lunga intervista rilasciata ad Alessio Alaimo per TuttoMercatoWeb.com, Valerio Antonini lancia un messaggio forte al mondo del calcio e dello sport italiano, affrontando senza filtri temi che spaziano dalla giustizia sportiva alle istituzioni, dal futuro del Trapani alle proprie ambizioni imprenditoriali, passando per il possibile interesse nei confronti del Cesena e il sogno, mai nascosto, di acquistare un giorno la Lazio.
