Infantino: «Non cerco un contratto, ma qualcosa che mi faccia battere forte il cuore»

Pietro Infantino aspetta la chiamata giusta per tornare in panchina. Dopo le esperienze maturate nel corso della propria carriera e le stagioni trascorse a Favara, il tecnico continua a studiare e osservare il calcio con la stessa passione, senza però avere fretta di accettare una nuova proposta.
Intervistato da Rosario Sortino per LoSportWeb, Infantino ha analizzato l’avvio dei campionati di Serie D ed Eccellenza, soffermandosi anche sulla situazione degli allenatori e sulle condizioni necessarie per convincerlo a ripartire.
Come giudica questo inizio di Serie D soprattutto nei gironi meridionali?
«Molto avvincente, sarà come sempre tirato fino alla fine, anche se la Reggina domenica ha dato un grande segnale al campionato. Però tante squadre gli daranno filo da torcere fino alla fine. Per la salvezza vedo tante squadre in questo momento, ma come dico sempre se non passano almeno 10 giornate non si può fare una vera valutazione».
Per Infantino, dunque, è ancora troppo presto per tracciare gerarchie definitive. Come emerge nell’intervista di Rosario Sortino su LoSportWeb, il tecnico preferisce attendere almeno dieci giornate prima di esprimere valutazioni più precise.
Da sempre uno sguardo ai gironi di Eccellenza?
«Seguo con grande interesse il nostro maggiore campionato regionale, con tantissime squadre blasonate sia nel girone A che in quello B. Sono sicuro che sarà bello da vedere e avvincente. Mai come quest’anno tante squadre mirano alla vittoria finale del campionato».
Cominciano già i cambi nelle panchine. Perché c’è sempre meno pazienza?
«Purtroppo è vero, oramai alle prime difficoltà si va verso l’esonero del tecnico, vero anello debole di questa catena. Noi tecnici, dalla nostra, lo sappiamo. Viviamo solo di risultati, per cui quando si parla di progetti, nella maggior parte dei casi si parla di aria fritta».
Un passaggio netto quello affidato da Infantino a Rosario Sortino e LoSportWeb, soprattutto sul rapporto tra programmazione societaria e risultati immediati.
Se dovesse ricevere una chiamata oggi stesso sarebbe pronto a ricominciare?
«Ad essere sincero, ho avuto l’occasione di ripartire. Ho ringraziato e ho motivato la mia scelta. Non sono alla ricerca di un contratto economico, ma di una chiamata che mi fa battere forte il cuore e che mi ridia grande entusiasmo per partire da casa. Perché il nostro compito non riguarda solo tattica e tecnica, ma soprattutto trasmettere entusiasmo, passione, voglia in quello che si fa».
Infantino, quindi, non cerca semplicemente una nuova panchina. Per ripartire vuole trovare un progetto capace di restituirgli entusiasmo e motivazioni.
Quanto è cambiato il calcio rispetto agli anni in cui era calciatore?
«È cambiato molto, sicuramente c’era più umiltà, fame, voglia di sacrificarsi. Non c’erano molte distrazioni come adesso, ma devo dire che adesso sotto l’aspetto della metodologia di lavoro fisico e tattico il giocatore ha più nozioni. Oggi il lavoro più importante del tecnico è quello mentale, saper trovare le giuste motivazioni e la creazione di un gruppo».
Nell’intervista concessa a Rosario Sortino per LoSportWeb, Infantino fotografa così anche l’evoluzione del mestiere dell’allenatore: non soltanto tattica e preparazione, ma capacità di lavorare sulla testa dei calciatori e costruire un gruppo. In attesa, per lui, di quella chiamata capace di far tornare a «battere forte il cuore».
