Trapani, scontro totale: comunicato dei tifosi contro Antonini, il presidente replica duramente

Il clima attorno al Trapani Calcio è esploso nelle ultime ore dopo la pubblicazione sui social di un duro comunicato firmato da una parte della tifoseria, culminato con il messaggio finale: “Antonini vattene”.
Nel testo diffuso online, i sostenitori contestano apertamente la società per le recenti decisioni relative agli abbonamenti e per una serie di criticità gestionali: penalizzazioni, squadra indebolita nel mercato di gennaio, mancata programmazione e incertezza sul futuro. I tifosi annunciano inoltre la decisione di non entrare allo stadio fino a data da destinarsi, restando fuori dalla Curva Nord per incitare comunque la squadra ma contestare la proprietà.
La replica del presidente Valerio Antonini non si è fatta attendere ed è stata altrettanto netta e articolata.
«Cari tifosi sani, veri, quelli che amano il Trapani Calcio sopra ogni cosa e che lo vivono con il cuore pulito, non sono bastati 4 titoli in due anni e mezzo, due promozioni conquistate sul campo, due impianti riportati in vita con milioni investiti e tanta passione, per poter semplicemente lavorare in serenità e ricevere un minimo di rispetto umano».
Antonini ha denunciato un clima diventato pesante anche sul piano personale:
«Ho incassato insulti feroci a me e alla mia famiglia, minacce esplicite anche con coltelli mostrati sui social, aggressioni verbali continue. E tutto questo è stato puntualmente giustificato, coperto, alimentato da narrazioni costruite a tavolino, con precise indicazioni politiche che ormai sono evidenti anche a chi non vuole vedere, con una chiara e precisa matrice comune, alimentata per di più grazie ad una buona parte della stampa locale compiacente».
Il presidente ha poi respinto le accuse mosse dalla tifoseria:
«Mi accusano di penalizzazioni (che a breve siamo convinti saranno tolte per via delle note vicende degli ultimi giorni), di false promesse (quando invece ho mantenuto ogni singola parola data), di “mancata programmazione”, di “incertezza sul futuro”. Ma l’unica vera incertezza che vedo è quella di chi, non avendo più argomenti, continua a inventarsi il nemico da combattere».
Nel lungo intervento, Antonini ha raccontato episodi vissuti allo stadio:
«36 minuti di insulti selvaggi, urlati davanti a mia moglie e ai miei figli, accompagnati da uno striscione infame e da attacchi personali ai miei collaboratori, vengano considerati da alcuni “normali”. Pretendere che io, dopo aver ricevuto rassicurazioni in settimana da alcuni degli stessi tifosi in cambio di un alleggerimento delle mie posizioni che avevo messo in essere prima della partita con la Cavese, debba far finta di nulla e sorridere, è un insulto non solo a me, ma al buonsenso e alla dignità di chiunque abbia una famiglia».
Antonini ha inoltre denunciato episodi di violenza:
«Si possa entrare allo stadio per lanciare petardi in campo, lacrimogeni, oggetti, mettendo a rischio l’incolumità di giocatori, bambini, famiglie, steward e della struttura stessa, come accaduto nelle ultime partite casalinghe del Trapani Calcio. Questa non è passione. Questa è follia. Questa è violenza. E la violenza non ha nulla a che spartire con lo sport».
Il presidente ha invocato un intervento deciso delle istituzioni:
«Chiedo con forza che le istituzioni, le forze dell’ordine, la giustizia sportiva e ordinaria proteggano in maniera sempre più forte e decisa i tifosi sani, le famiglie, i ragazzi, gli imprenditori seri, da questa deriva infamante».
E ha ribadito la sua posizione:
«Accetto e ascolterò sempre le critiche costruttive, quelle fatte nell’interesse del Trapani Calcio e non per sfogare rancori personali o logiche di potere. Ma non arretrerò di un millimetro nella lotta contro ogni forma di violenza, di intimidazione, di minaccia, di prevaricazione dentro e fuori lo stadio».
La frattura tra una parte della tifoseria organizzata e la proprietà appare ora profonda. Da un lato la contestazione pubblica, dall’altro la linea dura del presidente. In mezzo, il futuro del Trapani Calcio, sospeso tra risultati sportivi e tensioni ambientali.
