Bellusci: «Palermo obbligato a vincere. Riportai i tifosi al Barbera. Il Catania merita di tornare dove conta»

Il Palermo ha l’obbligo di puntare alla promozione in Serie A, mentre l’Ascoli può affrontare lo scontro diretto con maggiore serenità. È questa l’analisi di Giuseppe Bellusci, ex difensore di entrambe le squadre, intervenuto in esclusiva ai microfoni di Ilovepalermocalcio.com in vista della sfida di venerdì allo stadio Del Duca.
Nel corso dell’intervista rilasciata alla testata palermitana, Bellusci ha ripercorso la propria esperienza in rosanero, soffermandosi sul rapporto con i tifosi, sui difficili mesi che precedettero il fallimento del club e sul legame mai interrotto con la Sicilia.
Palermo-Ascoli, Bellusci indica chi ha più pressione
Secondo l’ex difensore, la squadra di Filippo Inzaghi arriverà all’appuntamento con maggiori responsabilità rispetto ai marchigiani, protagonisti di un avvio di stagione positivo.
«Sicuramente l’Ascoli in questo momento è in uno stato di forma ottimale. È una piazza piena di entusiasmo, finalmente si è ricreata un’identità tecnico-tattica dopo anni di buio», ha spiegato Bellusci nell’intervista a Ilovepalermocalcio.com.
Diverso il discorso per il Palermo, chiamato a rispettare le aspettative di una piazza che sogna il ritorno nella massima serie.
«Il Palermo, secondo me, ha più pressione perché quest’anno è obbligato a vincere. Parliamo di una piazza che non ha bisogno di presentazioni. Speriamo tutti che torni in Serie A il prima possibile, perché Palermo merita palcoscenici diversi».
Bellusci ha poi ricordato uno dei periodi più complicati della storia recente rosanero: «Io ho vissuto in prima persona il tracollo del fallimento, ma a volte bisogna toccare il fondo per poi risalire e il Palermo è destinato a fare grandi cose con questa società».
Il ricordo del Barbera: «Richiamai il popolo intero dietro la squadra»
Uno dei passaggi più significativi dell’intervista riguarda il rapporto tra Bellusci e i sostenitori del Palermo. L’ex centrale è tornato su un episodio rimasto impresso nella sua memoria: l’appello ai tifosi durante la stagione segnata dalla crisi societaria.
«Sicuramente quando, dopo la partita in casa con il Foggia finita 0-0, dove c’erano 5.000-6.000 paganti, nella partita casalinga seguente c’era il sold out. Quella è una cosa che mi porterò fino alla tomba».
Il difensore ha rivendicato la scelta di esporsi pubblicamente per raccontare le difficoltà vissute dalla squadra e dallo staff.
«Ho fatto una cosa forte e rischiosa per quanto mi riguarda, però questo sono io, nel bene e nel male. La cosa che mi inorgoglisce di più e che mi porto dietro è aver richiamato il popolo intero dietro la squadra».
Parole che, come emerge dal colloquio pubblicato da Ilovepalermocalcio.com, testimoniano quanto l’esperienza palermitana abbia inciso sul percorso umano e professionale dell’ex calciatore.
L’amore per la Sicilia e l’augurio al Catania
Bellusci ha dedicato parole di grande affetto anche alla Sicilia, dove ha trascorso sette anni della propria carriera tra Catania e Palermo.
«Ho sempre detto che la Sicilia per me è la regione più bella d’Italia. Ho trascorso sette anni della mia vita: cinque anni a Catania e due anni a Palermo. Sono stati degli anni bellissimi».
Un legame che supera le rivalità calcistiche e coinvolge entrambe le tifoserie. L’ex difensore ha infatti espresso il desiderio di rivedere anche il Catania in categorie superiori.
«Catania è una piazza che non merita assolutamente quello che sta vivendo ora, la categoria e le difficoltà del momento. Spero, per il bene della città e per il bene della Sicilia, che possa risorgere anche il Catania e che possa finalmente tornare dove conta».
Dal calcio giocato alla panchina: il nuovo obiettivo
Nell’intervista concessa a Ilovepalermocalcio.com, Bellusci ha raccontato anche la nuova esperienza con la Vigor Castelfidardo, in Prima Categoria, dove ha ritrovato il campo dopo aver annunciato l’addio al calcio.
L’ex difensore ha conseguito il patentino UEFA B e sta affiancando all’attività da giocatore quella di collaboratore tecnico e secondo allenatore.
Tra i suoi riferimenti ha indicato Massimiliano Favo, Marco Giampaolo e Fabrizio Castori, tre allenatori che hanno lasciato un segno importante nella sua formazione.
Infine, uno sguardo al futuro e alle difficoltà personali superate negli ultimi anni.
«Ho avuto difficoltà economiche e di vita, ho attraversato un periodo bruttissimo, adesso finalmente ne sono uscito. Ho lavorato su me stesso, quindi adesso sto meglio».
L’obiettivo, adesso, è trasferire sul piano tecnico la determinazione che lo ha accompagnato durante la carriera da calciatore: «Mi è tornata quella fame. Però l’età e le condizioni fisiche non possono essere quelle di un giocatore, ma sto cercando di canalizzare tutto per diventare un allenatore forte».
