Avola-Siracusa, il derby dei ricordi. Artale: «Ho il cuore diviso». Montagno: «Una partita speciale»

Avola e Siracusa si preparano a vivere una sfida che va ben oltre il risultato del campo. Il derby di domenica, valido per il campionato di Serie D, riporta alla luce storie, emozioni e legami profondi tra due realtà calcistiche che condividono protagonisti e pagine importanti del proprio passato. Come racconta La Sicilia, a rendere ancora più particolare l’attesa sono le testimonianze di due figure che conoscono bene entrambe le piazze: Ciccio Artale e Salvo Montagno.

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Ciccio Artale rappresenta un pezzo di storia del calcio avolese. È l’ultimo superstite della squadra che, oltre cinquant’anni fa, affrontò il Siracusa in campionato. Dopo la recente scomparsa di Silvino Lantieri, la memoria di quella formazione passa anche attraverso i suoi racconti, tra fotografie ingiallite, ricordi di spogliatoio e un pallone che continua a occupare un posto speciale nella sua vita.

Artale, che oggi ha 80 anni, ricorda con emozione il proprio percorso. Cresciuto calcisticamente nell’Avola, ha vestito anche la maglia del Siracusa, con cui ha disputato 19 partite. «Giocavo contro l’Avellino: perdemmo 4-0. Poi affrontammo l’Akragas e il Taranto, dove giocava Benetti», racconta.

Come ricostruisce La Sicilia, il suo legame con il calcio è rimasto intatto anche dopo la conclusione della carriera. «Prendevo 63 mila lire al mese», ricorda Artale, sottolineando come quella cifra rappresentasse un compenso importante per l’epoca.

Il ritorno ad Avola coincise con una promozione da festeggiare. «Siamo stati promossi in Promozione». Poi arrivò un’altra esperienza significativa: «Con Borgia, nel 1969-70, vincemmo il campionato e andammo in D».

Adesso, a distanza di oltre mezzo secolo, il derby torna a riaccendere quelle emozioni. «Ma nei ricordi di Artale il risultato non è il protagonista assoluto. A occupare la scena è il vecchio campo, gremito da circa 2.500 persone, e una rivalità vissuta senza rancore», evidenzia il quotidiano.

«Tutto filo liscio, all’insegna della sportività. Il Siracusa era più forte e vinse il campionato. In quelle parole c’è la fierezza di chi difendeva i propri colori e, insieme, sapeva riconoscere il valore dell’avversario».

La vita ha poi portato Artale lontano dal campo, tra lavoro al Nord e un successivo ritorno in Sicilia. Ma il pallone è rimasto una presenza costante. «Anche là, però, il pallone riuscì a ritrovarlo: in una squadra incontrò Scalia Meneghetti, compagno di Siracusa del 1965. Leggevo i giornali dell’epoca e li vidi in formazione in una squadra vicina dove lavoravo io. E li ritrovai anche se per poco tempo».

Oggi Artale segue il calcio con un sentimento particolare. «Negli anni Ottanta tornò ad Avola. Il calcio non era più il suo lavoro, ma non aveva mai smesso di appartenergli. Oggi è tra i tifosi più assidui al “Di Pasquale”: segue la squadra, custodisce ricordi. Anche suo fratello, in passato, ha guidato la società da presidente. Una storia di famiglia, ma soprattutto una storia di appartenenza».

Accanto alla memoria di Artale, La Sicilia dedica spazio anche a Salvo Montagno, protagonista di un percorso che ha unito Avola e Siracusa in anni più recenti. Quando, nell’agosto scorso, venne pubblicato il calendario del girone I di Serie D, Montagno individuò immediatamente la sfida tra le sue due ex squadre.

«Ho il Dna siracusano, ha sempre detto, senza che questo possa offendere alcuno», racconta Montagno, che si prepara a vivere una partita ricca di significati personali.

Il suo legame con il Siracusa affonda le radici nel 1995, quando vestì la maglia azzurra da massimo rappresentante del club, dopo il fallimento arrivato in seguito all’eliminazione dai playoff di Serie C contro l’Avellino. Una ferita rimasta aperta, che negli anni successivi lo spinse a rimettersi in gioco per restituire alla città una squadra e un campionato all’altezza della propria storia.

Nell’estate del 2021 arrivò invece il titolo del Marina di Ragusa e il contributo alla ripartenza del Siracusa dall’Eccellenza. Da quel momento prese forma una nuova scalata, con la vittoria nella finale contro l’Enna, l’approdo in Serie D e il successivo playoff del girone I.

Il percorso si interruppe nella stagione successiva, quando Montagno lasciò la società per divergenze di vedute con l’attuale presidente Alessandro Ricci. Una separazione arrivata proprio mentre il Siracusa si avvicinava alla Serie C.

«Amo questa maglia da sempre e non volevo creare problemi nella gestione del Siracusa», ha spiegato Montagno, chiarendo che tra lui e Ricci non si è verificata una rottura personale, ma una diversa visione del progetto societario.

Adesso, con il ritorno del Siracusa ad Avola, riaffiorano ricordi e sentimenti. «Il mio cuore è diviso», ammette Montagno, che guarda alla partita soprattutto come a una festa di sport.

«Speriamo che sia una bella festa di sport, che le tifoserie si comportino civilmente. Per il resto, non vedo l’ora che arrivi: l’attesa è interminabile».

Due storie differenti, quelle di Artale e Montagno, ma accomunate dallo stesso sentimento di appartenenza. Come sottolinea La Sicilia, Avola-Siracusa non sarà soltanto una partita di campionato: sarà anche l’occasione per riannodare i fili della memoria, ritrovare vecchi protagonisti e celebrare un legame calcistico che attraversa le generazioni.

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