Trapani, Antonini annuncia una conferenza stampa: «Prove clamorose di un complotto contro di me. Porteremo tutto alla Procura di Palermo»

 

Nuovo durissimo intervento social di Valerio Antonini, presidente del Trapani, che annuncia l’intenzione di convocare a breve una conferenza stampa per rendere pubblici gli elementi raccolti attraverso quelle che definisce «indagini parallele». L’imprenditore sostiene di aver individuato presunti collegamenti tra ambienti di Trapani e Roma e annuncia che la documentazione sarà consegnata nei prossimi giorni alla Procura di Palermo.

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Si tratta di accuse particolarmente gravi, formulate direttamente da Antonini e che, allo stato delle informazioni disponibili, non risultano verificate in maniera indipendente.

Antonini: «Un complotto organizzato a tavolino per eliminare un personaggio scomodo»

Il presidente granata apre il proprio intervento annunciando importanti rivelazioni.

«Ho intenzione di tenere una conferenza stampa a breve. Rivelerò molte delle informazioni che abbiamo trovato con le nostre indagini parallele e che consegneremo alla Procura di Palermo in questi giorni».

Antonini sostiene quindi di aver raccolto elementi che, a suo giudizio, dimostrerebbero l’esistenza di un disegno organizzato ai suoi danni.

«Prove clamorose di un filo comune tra Trapani e Roma, un complotto ordito per eliminare il personaggio scomodo. Organizzato a tavolino. Prove di legami, presenze nelle udienze di personaggi che inquietano, allarmano, inquinano sentenze e verità. Persone a me vicine che servivano come spie».

Affermazioni che chiamano in causa presunti comportamenti illeciti e interferenze, sui quali non emergono al momento riscontri indipendenti dal racconto del presidente.

Le accuse su documenti, funzionari e giustizia sportiva

Nel lungo messaggio, Antonini formula una serie di interrogativi relativi a presunte irregolarità amministrative e procedurali.

«Perché se erano così sicuri di avere ragione, avevano necessità di fare tutte le porcate che hanno fatto?».

Il presidente sostiene che sarebbero avvenute manipolazioni documentali e ipotizza il coinvolgimento di funzionari dell’Agenzia delle Entrate.

«Perché avevano necessità di manipolare documenti, spingere funzionari della Agenzia delle Entrate a falsificare e poi spostarli di sede tra Catania e Castelvetrano? Perché infiltrare nelle sedute contro il Comune di Trapani elementi della Procura sportiva? Sì, avete capito bene».

Si tratta, anche in questo caso, di contestazioni avanzate da Antonini, non di circostanze accertate.

Il caso Trapani Shark e le contestazioni alla FIP

Una parte centrale dell’intervento riguarda la Trapani Shark, le decisioni della giustizia sportiva e le vicende che hanno interessato il club di basket.

Antonini contesta in particolare l’operato degli organismi sportivi e le procedure che, secondo la sua ricostruzione, avrebbero condotto alle penalizzazioni e all’esclusione della società.

«Perché non dare come CONI per cinque mesi le motivazioni con cui avevano avuto l’ardire di ritenere che le sentenze della FIP fossero regolari quando palesemente fasulle e basate su un regolamento neanche approvato dal CONI?».

Il presidente torna poi sulla controversa partita contro Trento, sostenendo che la ricostruzione utilizzata per i provvedimenti sportivi non corrisponderebbe a quanto realmente accaduto.

«Perché far ritenere che la partita contro Trento non si sia come mai giocata per poter avere la scusa di escludere la squadra dal campionato, nonostante i giocatori testimoniassero il contrario anche se pressati per far dire che la società li voleva far commettere falli?».

Antonini solleva inoltre dubbi sulla competenza del giudice sportivo e sull’autenticità di una comunicazione utilizzata nel procedimento.

«E far emettere la sentenza al Giudice Sportivo, che non ne aveva i poteri, con una PEC modificata ad arte del responsabile di gara due giorni dopo la partita?».

Le affermazioni del presidente rappresentano la sua versione dei fatti e richiederebbero verifiche documentali e nelle sedi competenti.

L’attacco dopo l’udienza al TAR: «Ai miei legali concessi tredici minuti»

Nel mirino di Antonini finisce anche la recente udienza davanti al Tribunale amministrativo regionale.

Secondo quanto sostiene il presidente, ai propri avvocati sarebbe stato concesso uno spazio insufficiente per illustrare le argomentazioni difensive.

«Il TAR ieri, che si sarebbe dovuto occupare di quanto indicato dal Consiglio di Stato in merito ai regolamenti della FIP, scandalosi, su cui riqualificare le nostre vergognose penalizzazioni, lascia tredici minuti ai miei legali per non fargli dire praticamente nulla».

Antonini arriva inoltre a definire la decisione una «sentenza precotta», sostenendo che sarebbe stata pubblicata circa due ore dopo la conclusione di una mattinata nella quale, a suo dire, la stessa sezione aveva trattato 106 procedimenti.

Anche queste valutazioni sono attribuibili esclusivamente al presidente e non costituiscono una ricostruzione accertata dell’attività del tribunale.

«Sono arrabbiato, non deluso. È arrivato il momento di scoperchiare tutto»

Il tono del messaggio diventa ancora più duro nella parte conclusiva.

«Potrei continuare 24 ore, ma sono stanco di questo schifo. Di questa porcheria. Stavolta sono arrabbiato. Non deluso. Ma davvero incazzato».

Antonini sostiene di essere arrivato a ricostruire l’intera vicenda e annuncia di voler proseguire nella propria iniziativa.

«Siamo arrivati a ricostruire tutto ed è il momento che proviamo a scoperchiare. So che proveranno a silenziarmi in ogni modo, ma ho preso le precauzioni del caso».

Il presidente spiega infine che la propria battaglia, a suo giudizio, avrebbe ormai superato la dimensione strettamente sportiva.

«Per me non è più sapere se e quando rigiocherà mai la Trapani Shark o se al Trapani Calcio verranno restituiti i suoi meriti acquisiti sul campo, ma ridare dignità ed i valori per cui lo sport nasce e si alimenta ogni giorno, ossia divertimento, passione, coesione di valori».

L’intervento si chiude con un’ulteriore denuncia sullo stato dello sport professionistico italiano.

«Ho sempre sentito dire che lo sport italiano professionistico era inquinato e malato, ma non avrei mai pensato di investire in un mondo dove regna corruzione di tale magnitudo».

L’annunciata conferenza stampa e l’eventuale deposito della documentazione alla Procura di Palermo rappresentano adesso i prossimi passaggi indicati da Antonini. Al momento non sono stati forniti nel messaggio gli elementi necessari per verificare le accuse, né risultano disponibili le posizioni dei soggetti e degli organismi chiamati in causa.

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