Serie C, cambia tutto sui ripescaggi

Cambiano le regole dei ripescaggi e delle riammissioni in Serie C. Come riportato dal Corriere dello Sport nell’articolo firmato da Giorgio Marota, la modifica dell’articolo 49 delle Noif introduce una svolta importante destinata a incidere sul futuro delle seconde squadre e delle società in cerca di accesso al professionismo.

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La novità, fortemente voluta dal presidente della Lega Pro Matteo Marani, favorisce infatti le società già appartenenti alla Serie C rispetto ai club provenienti dalla Serie D o alle Under 23 dei grandi club.

Secondo quanto spiegato dal Corriere dello Sport, d’ora in avanti nel caso di domande di iscrizione incomplete o prive delle garanzie economiche richieste scatterà il meccanismo della riammissione e non più quello del ripescaggio.

Una differenza sostanziale. In passato, anche una società che presentava documentazione incompleta poteva generare un posto disponibile per i ripescaggi, favorendo così l’ingresso di nuove realtà o seconde squadre. Emblematico il caso della Spal nella scorsa estate: il club aveva presentato domanda pur senza fideiussione e liberatorie, consentendo poi l’ingresso dell’Inter Under 23 tra i professionisti.

Con il nuovo regolamento, invece, situazioni simili premierebbero una squadra retrocessa. Il Corriere dello Sport cita come esempio il Foggia, 18° nel girone C, che potrebbe beneficiare della nuova normativa in caso di posti vacanti.

Nel nuovo testo si legge infatti: «La procedura di riammissione si attiva anche nel caso in cui la domanda di iscrizione al campionato sia priva della tassa di iscrizione e/o garanzia prevista dal Manuale delle Licenze Nazionali».

Cambiano anche i parametri economici richiesti. Per presentare domanda valida serviranno una fideiussione da 350 mila euro e una tassa aggiuntiva da 50 mila euro. Inoltre, l’indicatore economico-finanziario diventa requisito ammissivo: chi non lo rispetterà sarà escluso a prescindere.

Una stretta che rischia di ridurre sensibilmente il numero dei ripescaggi e di conseguenza limitare l’accesso delle seconde squadre, come il Milan Under 23 che sperava nella promozione tra i professionisti.

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