Quando una partita di calcio diventa l’ultimo rifugio di una comunità

Mentre la frana inghiottiva una palazzina di tre piani, l’arbitro fischiava la fine del primo tempo. In quei minuti sospesi, i video del crollo arrivavano quasi in tempo reale sul telefono di Enzo Piazza, direttore generale del Niscemi. Gli occhi al campo, il cuore e la mente altrove. È una delle immagini più forti raccontate da La Sicilia nel giorno in cui Messana-Niscemi, gara di Eccellenza, ha assunto un significato che va ben oltre il risultato.

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Non solo una partita di calcio, ma il simbolo della voglia di rialzarsi di un’intera comunità. A Niscemi, in settimana, si è pensato a tutto tranne che al pallone. Eppure la squadra di Fabio Comandatore è scesa regolarmente in campo, affrontando una trasferta resa ancora più difficile dal viaggio lungo la costa jonica devastata dal ciclone Harry. Due comunità colpite, due tragedie diverse ma ugualmente profonde.

Prima del match, il Niscemi ha voluto lanciare un messaggio attraverso i propri canali social:
«Speriamo che tutti tornino presto alla normalità, per i bambini, per gli anziani, per chi sta soffrendo questo momento di grande difficoltà. Noi cercheremo di portare in alto il nome di Niscemi».

Un gesto a cui ha risposto la Messana, donando una pianta d’ulivo e un messaggio di vicinanza: «Siamo accanto alla comunità di Niscemi in questo momento difficile, segnato da paura e incertezza. È proprio in questi frangenti che il popolo siciliano si unisce e si rialza, affrontando a testa alta qualsiasi sfida».

Durante l’intervallo, come racconta La Sicilia, Enzo Piazza fatica a trovare le parole.
«Speriamo che la frana si fermi – dice – per dare sollievo a una città colpita negli affetti e nei cuori. Vedere crollare la propria casa è qualcosa di terribile. Noi oggi siamo qui, ma con la mente siamo sempre a Niscemi».

Il suo racconto è quello che in tanti hanno ascoltato in televisione. «Per fortuna non ci sono stati morti – aggiunge – ma ora servono interventi urgenti per ripensare una nuova Niscemi e mettere in sicurezza la collina su cui vivono circa 27mila persone». I primi segnali di cedimento risalgono a domenica scorsa, proprio mentre si giocava Niscemi-Vittoria: «Le prime immagini sono arrivate a fine primo tempo, ma siamo rimasti allo stadio perché è uno dei luoghi più sicuri. Evacuare avrebbe comportato più rischi».

Il risultato, in giornate come questa, passa in secondo piano. Ciò che conta è il segnale. «Con quale spirito si va avanti? Con quello di offrire un momento di sollievo ai bambini e alle persone che vengono allo stadio per un’ora e mezza a svagare la mente – conclude Piazza –. Oggi non possiamo fermarci. Siamo una squadra che gioca per una comunità. Vogliamo reagire e siamo certi che, alla fine, Niscemi sarà più bella, più forte e più sicura».

Così, come sottolinea La Sicilia, anche il calcio diventa resistenza.

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