Niscemi, ridotta la squalifica a Di Franco: da 4 anni a uno dopo il ricorso

La Corte Sportiva di Appello Territoriale ha parzialmente accolto il reclamo presentato dal dirigente del Niscemi, Di Franco, riducendo sensibilmente la sanzione disciplinare inflitta in primo grado. Come riportato da La Sicilia, il provvedimento è stato rivisto passando da quattro anni di inibizione a un solo anno, segnando un punto di svolta nella vicenda.
Secondo quanto ricostruito da La Sicilia, la sanzione originaria era stata comminata dal Giudice Sportivo Territoriale per i fatti accaduti al termine della gara tra Mazzarrone e Niscemi dello scorso 15 marzo. In primo grado, al dirigente era stata attribuita una condotta violenta nei confronti di un assistente arbitrale, con una squalifica pesantissima fino al 2030. Una ricostruzione che Di Franco, assistito dal proprio legale, aveva contestato chiedendo l’annullamento o, in alternativa, una riduzione della pena.
Nel dettaglio, La Sicilia evidenzia come la Corte abbia disposto ulteriori approfondimenti, ascoltando direttamente i due assistenti arbitrali e analizzando gli atti ufficiali di gara. Dall’istruttoria è emerso che il dirigente «si era introdotto indebitamente sul terreno di gioco, assumendo un atteggiamento minaccioso e afferrando ai polsi uno degli assistenti», comportamento ritenuto comunque grave sotto il profilo disciplinare.
Tuttavia, come sottolinea ancora La Sicilia, è venuto meno l’elemento più grave contestato in primo grado: l’intenzionalità del gesto violento. Il presunto colpo al volto, inizialmente descritto come una gomitata, sarebbe avvenuto in maniera accidentale durante un movimento di divincolamento dell’ufficiale di gara, senza volontà di arrecare danno. A rafforzare questa tesi, anche l’assenza di referti medici che attestassero lesioni.
Alla luce di questa nuova valutazione, La Sicilia spiega come la Corte abbia escluso la configurazione di una condotta violenta dolosa aggravata, pur ribadendo la gravità del comportamento complessivo. L’ingresso non autorizzato in campo, l’atteggiamento intimidatorio e il contatto fisico restano infatti violazioni dei principi di lealtà sportiva.
Per questo motivo, il collegio ha ritenuto sproporzionata la sanzione iniziale, rideterminandola in un anno di inibizione, applicando i criteri di equità e proporzionalità. Una decisione che ridimensiona il caso sul piano disciplinare, ma che conferma comunque la responsabilità del dirigente per l’accaduto.
