Lunetta, cuore e gol: «Catania mi ha ridato tutto»

Una laurea in Economia e Management conseguita all’Università Cattolica di Milano, messa per ora da parte per inseguire il sogno di sempre: il calcio. Gabriel Lunetta è oggi uno dei simboli del Catania capolista, protagonista assoluto della vittoria sul Cosenza e capocannoniere rossazzurro con otto reti. Un giocatore che la tifoseria sente vicino, per il modo di stare in campo fatto di corsa, temperamento, sacrificio e potenza.

iGam post

Dopo l’ultimo gol, Lunetta si è raccontato a La Sicilia, parlando di numeri, emozioni e futuro. La doppia cifra è lì, a portata di mano, ma non è una priorità:
«Francamente i miei numeri passano in secondo piano», spiega l’esterno offensivo. L’unico obiettivo è collettivo: «Vincere a Potenza contro il Sorrento. Ora ogni gara vale triplo, ogni dettaglio conta».

Al Massimino, dopo undici vittorie su dodici partite giocate in casa, il rito è sempre lo stesso: giro di campo e applausi. Un momento che Lunetta sente profondamente: «Cerchiamo di meritarlo in partita. È la ricompensa per il lavoro della squadra, dello staff e della società, iniziato in ritiro e portato avanti giorno dopo giorno».

Catania per lui è stata una svolta vera, quasi una rinascita: «Dopo due stagioni non eccezionali, questa città mi ha acceso una fiamma. Qui sento l’affetto della gente, che percepisco sia da titolare sia quando entro a gara in corso». Un legame forte, che spiega anche il rifiuto di qualsiasi ipotesi di addio estivo: «Non mi è mai passata per la testa l’idea di andare via. L’ho detto chiaramente alla società: da qui non mi muovo per nessuna cifra. Le motivazioni vengono prima dei contratti».

Una sincerità che colpisce quando Lunetta ammette: «Avevo anche pensato di smettere». Poi l’arrivo in Sicilia ha cambiato tutto: «Fisicamente ho recuperato, mentalmente pure. Qui ho ritrovato entusiasmo e continuità».

Grande merito, secondo Lunetta, va anche a Mimmo Toscano e al suo metodo: «Lo chiamiamo “Toscanismo”. Cura ogni minimo dettaglio. Urla tanto, ma sempre a fin di bene. Dopo una stagione e mezza sappiamo già cosa vuole, senza bisogno di parlarci».

Sul piano tattico, Lunetta è diventato una pedina jolly: laterale, trequartista, falso nove. «Gioco dove serve. Cambia il ruolo, non lo spirito». Le richieste del tecnico sono chiare: «Aggredire gli spazi, guadagnare campo, attaccare l’area. Il lavoro è sempre di squadra».

Tra le partite simbolo della stagione, Lunetta ne indica tre: Siracusa, Crotone e Monopoli. «Contro il Siracusa sembravamo in difficoltà, invece abbiamo reagito. A Monopoli abbiamo ribaltato il risultato per la prima volta». E sul gol contestato: «Facciamo metà con Rolfini», sorride.

Non manca un pensiero per il gruppo e per i compagni, in particolare Jimenez, fresco di rinnovo: «È come un fratellino per me. Ha fatto la scelta giusta». Così come per il presidente Pelligra, elogiato per l’impegno sociale e la scelta di devolvere l’incasso dell’ultima gara: «Un gesto che rappresenta il club e la città. “Melior de cinere surgo” dice tutto».

Il Catania guarda avanti, con Lunetta che non nasconde l’ambizione: «Sarà una lotta fino alla fine con Benevento e Salernitana. Ma il nostro valore aggiunto sono i tifosi». E quando racconta dei santini taroccati o dei tatuaggi con la sua firma, la chiusura è naturale: «Poi mi chiedono perché amo Catania…».

Un legame autentico, fatto di calcio, identità e appartenenza. Proprio come piace alla gente del Massimino.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *