Acireale, Foti riparte da casa: “Una promessa da mantenere. Voglio far rinnamorare la gente”

Dai grandi palcoscenici del calcio italiano ed europeo alla panchina dell’Acireale. Per Salvatore Foti il ritorno nella propria terra non è una questione di categoria, ma nasce da una parola data e dalla volontà di contribuire alla rinascita del club granata. Intervistato da La Sicilia, il tecnico racconta le ragioni della scelta, il progetto della nuova proprietà e le idee maturate lavorando al fianco di allenatori come Marco Giampaolo e José Mourinho.
«Avevo la necessità di mantenere un impegno. Di fronte a una parola data non ho guardato alla categoria o a quello che poteva essere il pensiero degli altri», spiega Foti a La Sicilia. Il tecnico è consapevole delle aspettative: «So che tornare ad Acireale è una responsabilità. È una piazza importante, con una tifoseria che ha fame di calcio».
Foti: «Vogliamo riportare Acireale ai vecchi fasti»
Il progetto è ambizioso e coinvolge proprietà, dirigenza, staff e squadra.
«È una città che vuole tornare ai vecchi fasti, anche se sono passati tanti anni. L’obiettivo e il sogno della proprietà sono questi e io sto cercando, insieme a tutta la dirigenza e soprattutto ai giocatori, che sono i veri protagonisti, di realizzare questo piccolo sogno».
Allenare nella propria terra aumenta inevitabilmente le responsabilità, ma Foti indica anche la strada per alleggerire la pressione: «Per me quello che conta di più è stare in campo, cercando di fare bene e, soprattutto, di far rinnamorare la gente. A quel punto il peso diventa relativo».
Il progetto Palella e il rapporto con Savonarola
A convincere Foti è stata soprattutto la serietà del progetto del patron Salvatore Palella e delle persone coinvolte.
«La serietà. La serietà della proprietà, delle persone che la rappresentano e del direttore Giuseppe Savonarola, che conosco da quando siamo piccoli».
Proprio con Giuseppe Savonarola è nato quasi casualmente il discorso relativo alla panchina granata. Foti racconta a La Sicilia di essere stato in Sicilia a fine aprile per trovare i genitori quando il direttore gli propose l’idea di allenare l’Acireale. La risposta fu immediata: «Perché no?».
Il tecnico riconosce inoltre il ruolo centrale di Savonarola nella costruzione della squadra: «Il direttore ha costruito una squadra che andrà a giocarsela su tutti i campi, cercando di ottenere il massimo. Ha l’Acireale nel sangue e ogni giorno trasmette cosa significa rappresentare questa società».
«La missione? Far tornare i tifosi»
Prima ancora dei risultati, Foti individua una priorità: ricostruire il rapporto con la piazza.
«La cosa più difficile è far rinnamorare non soltanto i tifosi che ci sono sempre stati, ma anche quelli che negli ultimi anni si sono allontanati, giustamente, per le varie vicissitudini che ci sono state».
Una missione che va oltre il terreno di gioco. Per l’allenatore, infatti, nel calcio moderno non basta essere preparati tatticamente: servono gestione del gruppo, credibilità e capacità di contribuire alla crescita della società.
Giampaolo e Mourinho, i due maestri
Nel percorso professionale di Foti ci sono soprattutto due allenatori che hanno lasciato il segno.
Il primo è Marco Giampaolo: «Per il lavoro di campo, per quello che mi ha insegnato del mestiere. Anche perché ho iniziato a 26 anni e nella mia testa ero ancora un giocatore. Mi ha aiutato tantissimo».
Poi l’esperienza internazionale al fianco di José Mourinho, definito nell’intervista a La Sicilia «uno dei cinque allenatori più forti della storia».
Di Mourinho, Foti spera di avere assimilato soprattutto «la maniacalità del dettaglio, la cura dei particolari».
Foti: «Un allenatore deve essere credibile»
C’è però un principio che viene prima di qualsiasi modello: «Essere se stessi. Essere credibili. Essere giusti con i calciatori».
Per Foti le decisioni devono essere conseguenza di ciò che accade durante la settimana: «Un allenatore deve essere credibile non soltanto davanti agli undici che giocano, ma davanti a venti o più calciatori».
Anche per questo vengono prima i principi e successivamente il modulo. «Il sistema di gioco dipende dalle caratteristiche dei giocatori. Molte volte si parte in un modo e si finisce in un altro».
Una preferenza tattica, però, Foti la rivela: tra 4-3-3 e 3-5-2 sceglie nessuno dei due, indicando il 3-4-2-1 come sistema prediletto. Tra possesso e transizione, invece, non ha dubbi: possesso.
Da Roma a Budapest, fino al sogno di una cena con Guardiola
Nella parte conclusiva dell’intervista concessa a La Sicilia, Foti ripercorre rapidamente alcune tappe della propria carriera. Indica quello della Roma come lo spogliatoio più bello e la trasferta contro lo Sheriff Tiraspol in Moldavia come la più folle.
Rigiocherebbe Roma-Siviglia, mentre identifica nella finale persa a Budapest contro il Siviglia il momento più difficile della propria carriera da allenatore.
E dopo avere già condiviso una cena con Mourinho, alla domanda su chi inviterebbe oggi risponde con un altro nome di primissimo piano: Pep Guardiola.
Adesso, però, tutta l’attenzione è rivolta all’Acireale. Una scelta nata da una promessa e accompagnata da un obiettivo che Foti mette davanti a tutto: riportare entusiasmo e far innamorare nuovamente la città della squadra granata.
