Acireale, crollo e retrocessione: finisce in Eccellenza dopo nove anni tra errori, caos e contestazioni

VIBO VALENTIA — Alla fine resta soltanto quella bandiera granata sventolata per novanta minuti da un giovane tifoso nel settore ospiti quasi deserto del “Razza”. Un’immagine che racconta meglio di qualsiasi risultato la giornata più amara dell’Acireale, sconfitto dalla Vibonese e precipitato in Eccellenza dopo nove stagioni consecutive in Serie D.

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Come racconta La Sicilia, la retrocessione maturata ieri pomeriggio rappresenta il punto finale di una stagione disastrosa, segnata non soltanto dai risultati negativi sul campo ma soprattutto da una profonda instabilità societaria e gestionale che ha accompagnato il club mese dopo mese.

La partita decisiva contro la Vibonese ha confermato tutti i limiti emersi durante l’anno. L’Acireale, obbligato a vincere per salvarsi, era partito anche con un atteggiamento aggressivo, creando subito una situazione pericolosa con una conclusione dalla distanza neutralizzata da Del Bello. Ma il match si è complicato quasi immediatamente.

Al 10’ un grave errore di Vitale a centrocampo ha spalancato la strada a Carnevale, bravo a involarsi verso la porta e battere Negri per l’1-0 della Vibonese. Da quel momento, come sottolinea La Sicilia, l’Acireale ha accusato pesantemente il colpo, smarrendosi tra confusione tattica, nervosismo e continue imprecisioni.

La squadra granata ha provato a reagire più con il cuore che con lucidità, senza però riuscire quasi mai a rendersi realmente pericolosa. Anzi, è stata la Vibonese a sfiorare più volte il raddoppio approfittando delle enormi difficoltà della difesa acese sui lanci lunghi e nelle letture preventive.

Nella ripresa il copione non è cambiato. L’Acireale ha continuato a spingere in maniera disordinata, mentre la Vibonese ha gestito con intelligenza il vantaggio aspettando il momento giusto per colpire in ripartenza. Negri ha evitato il tracollo con alcuni interventi importanti, ma la sensazione è stata quella di una squadra granata incapace di trovare davvero le energie e le idee necessarie per riaprire la gara.

L’episodio che poteva cambiare il destino della partita arriva al 18’ del secondo tempo, quando l’Acireale trova il pareggio che però viene immediatamente annullato per una irregolarità in area di rigore. Nel finale Boulahia ha anche avuto la palla della speranza, ma davanti a Del Bello ha esitato troppo favorendo il recupero della difesa calabrese.

Dopo sei minuti di recupero è esplosa la festa della Vibonese, mentre per l’Acireale si è consumato uno dei momenti più dolorosi della propria storia recente. Un epilogo che, secondo La Sicilia, affonda però le radici molto più lontano rispetto ai soli novanta minuti del “Razza”.

La vera partita persa dal club granata si è giocata infatti fuori dal campo. L’intera stagione è stata segnata da precarietà organizzativa, difficoltà economiche e totale assenza di continuità tecnica e progettuale. Una gestione costantemente in emergenza che ha impedito qualsiasi pianificazione seria.

A pesare è stata anche la situazione amministrativa, culminata nella penalizzazione di un punto in classifica per irregolarità legate alla mancata trasmissione delle liberatorie necessarie per l’iscrizione al campionato. Una fragilità finanziaria che ha avuto inevitabili ripercussioni anche sulla costruzione della rosa e sulla gestione quotidiana.

Emblematica anche la continua rotazione in panchina: nel corso della stagione si sono alternati ben cinque allenatori — Pagana, Cozza, Morelli, Coppa e infine Jemma — senza che nessuno riuscisse realmente a dare identità e stabilità alla squadra.

Nel frattempo si è consumata anche la rottura con la tifoseria. A Vibo Valentia erano presenti appena una ventina di sostenitori granata, scelta simbolica di una protesta esplosa da mesi e aggravata da un clima sempre più pesante attorno alla società. Un contesto degenerato persino in episodi intimidatori gravissimi, come la testa di bovino e il cappio lasciati sotto casa del presidente Giovanni Di Mauro nell’aprile scorso.

Adesso per l’Acireale inizia la fase più difficile: non soltanto ricostruire una squadra competitiva, ma soprattutto rifondare il club dalle fondamenta. Perché, come evidenzia ancora La Sicilia, senza stabilità societaria, organizzazione e programmazione economica sostenibile, qualsiasi ripartenza rischia di essere soltanto temporanea.

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