Siracusa: lo stadio s’illumina, la società no

A Siracusa il tempo continua a scorrere senza risposte. E più passano i giorni, più il futuro del club azzurro appare avvolto nell’incertezza. La domanda che circola tra tifosi e addetti ai lavori è ormai sempre la stessa: il Siracusa calcio avrà davvero un futuro?
Secondo quanto riportato da La Sicilia, da settimane non arrivano segnali concreti da parte del presidente Alessandro Ricci. Nessuna presa di posizione ufficiale, nessuna comunicazione pubblica e neppure gli intermediari vicini all’attuale proprietà sembrano in grado di chiarire quale direzione prenderà la società aretusea.
A rendere il quadro ancora più delicato, come evidenzia La Sicilia, c’è anche la rottura dei rapporti tra il club e alcuni studi professionali della città che seguivano la contabilità societaria. Una scelta legata ai mancati pagamenti e che alimenta ulteriormente i timori attorno alla tenuta economica del Siracusa.
Lo scenario più imminente riguarda la procedura fallimentare. La Sicilia spiega che il 30 maggio scadranno i trenta giorni concessi dal giudice dopo la prima istanza di fallimento e, qualora la nuova richiesta dovesse essere accolta, la società verrebbe affidata a un curatore fallimentare. A quel punto potrebbero aprirsi due strade: l’ingresso di una nuova cordata attraverso un’asta oppure la definitiva cessazione delle attività sportive.
Al momento, però, la seconda ipotesi sembra la più concreta. I tempi strettissimi e le numerose pendenze economiche renderebbero infatti molto complicato un eventuale salvataggio immediato, soprattutto per ripartire dalla Serie D. Il rischio penalizzazioni incombe pesantemente: i punti di penalità certi sarebbero già sei, ma potrebbero addirittura aumentare.
Tra le possibili soluzioni emerse negli ultimi giorni c’è anche il Priolo, neopromosso in Eccellenza. Come sottolinea La Sicilia, la società avrebbe chiesto di disputare le gare interne allo stadio “De Simone”, impianto che proprio in questi giorni sta completando il nuovo iter relativo all’illuminazione. Un dettaglio che ha inevitabilmente alimentato le voci su un possibile progetto futuro collegato al calcio siracusano.
Ma il nodo più delicato resta quello dell’identità sportiva. Una parte consistente della tifoseria, infatti, non vedrebbe di buon occhio l’ennesima fusione o il trasferimento di un titolo sportivo. Dopo anni segnati da cambi di denominazione, fusioni e passaggi societari, molti sostenitori chiedono chiarezza e continuità storica per il Siracusa.
Negli ultimi giorni era emersa anche l’ipotesi Palazzolo. La Sicilia racconta come il patron Graziano Cutrufo, da sempre legato alla città aretusea, non abbia mai nascosto il desiderio di tornare a fare calcio a Siracusa. Tuttavia il dirigente e tecnico Giuseppe Matarazzo avrebbe raffreddato questa eventualità, rendendo oggi poco probabile un trasferimento del titolo dal centro ibleo al capoluogo.
Stesso discorso per l’Avola. Anche in questo caso, come ricorda La Sicilia, la presenza in società dei siracusani Salvo Montagno e Lino Elicona — già coinvolti nella cordata interessata al Siracusa — non sembra destinata a tradursi in un’unificazione sportiva. L’Avola, soprattutto in caso di promozione in Serie D, proseguirà il proprio percorso autonomo.
Intanto la città aspetta. E il silenzio che continua ad avvolgere il Siracusa rischia di trasformarsi nel segnale più inquietante di tutti.
