Morelli: «La Serie D così rischia di morire. Società siciliane in difficoltà»

Il calcio dilettantistico attraversa una fase delicata e la Serie D, oggi più che mai, sembra trovarsi davanti a un bivio. Ne è convinto Claudio Morelli, allenatore che nel corso della propria carriera ha guidato realtà importanti come Sambiase e Acireale, vivendo dall’interno le trasformazioni di una categoria che negli ultimi anni ha assunto sempre più le sembianze di un campionato semi-professionistico.

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Intervistato da ViboSport.it, Morelli ha affrontato numerosi temi legati all’attualità del calcio dilettantistico, dalla situazione di diverse società in difficoltà alla necessità di una riforma del campionato.

«Vedo tante società in difficoltà»

L’analisi di Morelli parte dalla situazione attuale.

«Sinceramente non so bene che cosa stia succedendo. È tutto in divenire, bisogna vedere quello che accadrà. Mi pare, però, che ci siano molte squadre in difficoltà. Vedo tanta approssimazione, tanti problemi economici e situazioni poco chiare».

Secondo il tecnico, anche piazze storiche stanno vivendo momenti complessi.

«Sì, assolutamente. La Reggina ancora non si delinea bene, non si sa cosa succederà. Poi ci sono realtà come Siracusa e Trapani, piazze blasonate, ma con grandissime difficoltà. Quella che mi sembra avere più certezze è la Nissa, che credo partirà regolarmente e forse è una delle poche società a posto anche con gli stipendi».

«In Sicilia molte situazioni sono da monitorare»

Morelli si sofferma anche sul quadro siciliano.

«Sì, in Sicilia, da quel che mi dicono, ci sono diverse situazioni da monitorare. Il Licata mi pare sia in grossa difficoltà, sull’Enna non si sa bene. Poi ci sono Avola e Modica, che sono salite e dovranno misurarsi con una categoria importante. Ma il problema è generale: fare calcio oggi costa veramente troppo».

«Con 300 mila euro in Serie D non parti nemmeno»

Uno dei passaggi più significativi dell’intervista concessa a ViboSport.it riguarda i costi sempre più elevati della categoria.

«Sì, credo proprio di sì. Ormai in Serie D con 300 mila euro non puoi neanche pensare di partire. Con le nuove norme fiscali, i nuovi contratti e tutti gli adempimenti amministrativi, ci sono troppe cose da seguire. Se non sei in regola, magari un anno o due riesci anche ad andare avanti, ma prima o poi i nodi vengono al pettine».

Per questo motivo, secondo Morelli, oggi non basta più programmare soltanto dal punto di vista tecnico.

«Esatto. Serve programmazione tecnica, ma soprattutto amministrativa. Non puoi più buttarti nel calcio così, senza una struttura. Ormai una società di Serie D è un’azienda. Ci sono costi, obblighi, scadenze, contratti. Se pensiamo che ci sono circa 170 squadre in Serie D, alla fine il movimento arriva a spendere cifre enormi. Per il calcio dilettantistico sono cifre enormi».

«Molte società sono vicine alla crisi»

L’allenatore evidenzia come numerose realtà stiano affrontando problemi economici.

«Sì, ci sono tante società sull’orlo della crisi. Alcune hanno stipendi arretrati da pagare, anche in Calabria. Non mi pare che sia tutto rose e fiori. Alla fine anche gli imprenditori possono decidere di lasciare, perché non è semplice sostenere certi costi ogni anno».

«La Serie D va riformata»

Per Morelli una riforma non è più rinviabile.

«Io credo proprio di sì. Serve assolutamente una riforma della Serie D, perché così il campionato è destinato a morire. Le società sono sull’orlo del fallimento o comunque della crisi. Non ci sono più tanti imprenditori che navigano nell’oro e diventa sempre più difficile trovare persone disposte a fare calcio».

Anche perché i ricavi sono limitati.

«Esatto. In Serie D, salvo piazze molto grandi, difficilmente riesci a coprire anche solo il 50% delle spese. Alla fine è come buttare soldi in un pozzo. E poi la promozione è una sola. Questo rende tutto ancora più complicato».

«Basta guardare cosa è successo a tante piazze calabresi»

Morelli cita diversi esempi.

«Sì, basta guardare quello che è successo al San Luca, al Cittanova, al Locri, alla Gioiese, al Castrovillari. Senza andare lontano, in Calabria ci sono tante piazze che oggi sono praticamente scomparse o precipitate calcisticamente. Penso anche al Rende. Sono tutte situazioni che devono far riflettere».

E il rischio potrebbe riguardare anche altre realtà.

«Tutto è possibile, ieri è stato il Locri, oggi o domani potrebbe essere la Vigor Lamezia o la Vibonese. A Vibo, ad esempio, finché c’è Caffo che mette risorse importanti, la società può reggere. Ma se un giorno Caffo dovesse andare via, diventerebbe tutto molto più difficile. Lo stesso discorso vale per il Sambiase: va bene finché c’è l’imprenditore di turno disposto a investire cifre importanti, ma non è detto che si possa andare avanti così tutti gli anni».

«Prima viene l’azienda, poi il calcio»

Una riflessione che coinvolge anche il ruolo degli imprenditori.

«Assolutamente sì. Prima vengono l’azienda, i posti di lavoro, le famiglie dei dipendenti. Poi viene l’hobby, perché per molti imprenditori il calcio resta anche una passione. Ma va fatto solo se ci sono le condizioni. Da questo punto di vista va apprezzata anche la scelta fatta anni fa da Callipo nella pallavolo, quando disse che non avrebbe fatto la Superlega perché prima doveva tutelare i posti di lavoro dei suoi dipendenti».

«Serve una riforma concreta»

Sul futuro del sistema calcistico italiano.

«Più che fiducia, io lo spero. Mi auguro che possa fare qualcosa di concreto, perché il calcio ne ha davvero bisogno. Bisogna superare le logiche politiche e arrivare finalmente a una riforma seria».

E sulla Serie D le idee sono molto precise.

«Prima di tutto darei una certezza sui playoff. Chi vince i playoff deve avere una possibilità concreta, o meglio una certezza, di andare in Serie C. Oggi non è così e questo toglie valore alla competizione».

«Ridurrei gironi e numero delle squadre»

Un altro punto riguarda la struttura del campionato.

«Sì, ci penserei seriamente. Ridurre i gironi significa aumentare le trasferte, è vero, però forse bisognerebbe ridurre sia il numero dei gironi sia quello delle squadre. Con questi costi, avere così tante società rischia soltanto di creare problemi a fine stagione».

Alla domanda se 164 squadre siano troppe, la risposta è netta.

«Secondo me sì. Bisognerebbe ragionare su una riduzione. Non è più sostenibile andare avanti in questo modo. Bisogna trovare un equilibrio tra sostenibilità economica, competitività e organizzazione dei gironi».

«Un Girone I solo siculo-calabrese aiuterebbe»

Morelli affronta anche il tema dei costi delle trasferte.

«In parte sì. Se il Girone I fosse formato solo da squadre calabresi e siciliane, si eviterebbero alcune trasferte verso la Campania. L’anno scorso, ad esempio, il Savoia ha dovuto andare tante volte in Sicilia e le siciliane hanno affrontato viaggi lunghi, spesso anche in aereo. Per i club siciliani andare nel Napoletano comporta costi importanti».

«La Reggina sarà la favorita»

Guardando al prossimo campionato.

«Io credo che la Reggina, appena si organizzerà, sarà pronta per poter vincere questo campionato. Avrà alle spalle Lotito, che sarà coadiuvato da persone molto professionali e che conoscono molto bene il calcio».

Ma c’è una squadra che potrebbe sorprenderla.

«Al momento, secondo me, l’unica squadra che la Reggina deve temere è la Nissa. Un po’ come l’anno scorso, credo possa dare qualche sorpresa come potrebbe essere l’Igea Virtus».

«Molti aspettano di capire cosa farà la Reggina»

Secondo Morelli, il mercato è frenato proprio dall’incertezza amaranto.

«Io credo di sì. Questo momento di stallo è dovuto anche al fatto che la Reggina non abbia ancora concluso la situazione societaria. Secondo me in tanti stanno aspettando di capire che cosa farà la Reggina. Perché se la Reggina prepara uno squadrone, diventa difficile pensare di investire tanto per competere con lei».

Un motivo in più per valorizzare i playoff.

«Esatto. Per questo dicevo prima che bisognerebbe dare certezza al posto in Serie C attraverso i playoff. Alla luce di quello che potrebbe succedere con la Reggina, tante società potrebbero ridimensionare i loro programmi. Se invece ci fosse una possibilità concreta anche per chi vince i playoff, allora più squadre sarebbero motivate a investire e a competere fino alla fine».

«Mi manca il campo, voglio tornare presto»

Infine uno sguardo al futuro personale.

«Mi manca tantissimo. Mi auguro di ritornare presto. Ho tanto entusiasmo e tanta voglia di rimettermi a lavorare, di mettermi a disposizione della società che si fiderà di me. Il campo mi manca davvero tanto. Ho tanta voglia di tornare subito a fare quello che più mi piace».

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