Marra: «Messina, la speranza si chiama ripescaggio. Igea? Non c’era più la stessa fiducia»

Un legame profondo, costruito prima da calciatore, poi da allenatore e infine da avversario. Salvatore Marra continua a seguire con attenzione le vicende del Messina e, a venticinque anni dalla storica promozione in Serie B conquistata nella finale playoff contro il Catania del 17 giugno 2001, torna a parlare del presente e del futuro del club giallorosso.
Intervistato dalla Gazzetta del Sud, Marra ha ricordato quella giornata speciale, segnata da emozioni contrastanti: «È stato un giorno diviso a metà. Da una parte la gioia per il ritorno in Serie B, dall’altra il dolore per la morte del tifoso Tonino Currò. Eravamo partiti anni prima con un progetto serio. Il presidente Aliotta e il direttore Salerno avevano costruito una società già pronta per la categoria superiore».
Secondo l’ex centrocampista, proprio la continuità fu la chiave di quel successo. Alla Gazzetta del Sud, Marra ha sottolineato: «Oggi si parla spesso di programmazione, ma alla prima difficoltà si cambia tutto. Noi perdemmo una partita importante a Lecce contro il Benevento, ma la società confermò allenatore, direttore e gruppo squadra. Da lì nacque la promozione. Una società forte è quella che reagisce alle delusioni senza smantellare tutto».
Guardando all’attualità, la retrocessione del Messina in Eccellenza rappresenta una ferita difficile da accettare. Marra non nasconde il proprio dispiacere: «Mi sarei aspettato qualsiasi cosa, ma non una situazione del genere. Da avversario con l’Igea Virtus ho visto una squadra che ci ha tolto quattro punti e che aveva qualità. Però era stata costruita in poco tempo e un calo era prevedibile».
Nell’intervista rilasciata alla Gazzetta del Sud, l’ex tecnico giallorosso ha difeso il lavoro svolto nella prima parte della stagione: «Pippo Romano e il direttore Martello avevano creato un buon gruppo e ottenuto risultati importanti nonostante la penalizzazione. Poi non si è più creduto nel valore di quanto costruito. Si cercava il bel gioco quando servivano soprattutto punti».
Nonostante tutto, Marra vede ancora margini di ripartenza. «Mi auguro che arrivi il ripescaggio in Serie D perché il nome, la storia e il blasone del Messina meritano altre categorie. Ho visto il nuovo Celeste e pensare di disputare lì un campionato di Eccellenza fa davvero male».
Infine, un passaggio sulla riorganizzazione societaria e sui profili accostati alla direzione sportiva del club. «Laneri ha dimostrato il proprio valore, Meli arriva da esperienze importanti e Strianese ha fatto bene anche con risorse limitate. Sono tutti nomi validi, ma la cosa fondamentale resta la società. Chi guiderà l’area tecnica dovrà avere fiducia e sostegno, soprattutto nei momenti più difficili».
Marra guarda adesso al futuro dopo l’ottima esperienza vissuta sulla panchina dell’Igea Virtus. Alla Gazzetta del Sud ha tracciato un bilancio della stagione appena conclusa: «Abbiamo avuto un gruppo straordinario che, attraverso enormi sacrifici, è riuscito a competere con squadre costruite per vincere. Devo ringraziare la società, il direttore sportivo Chiavaro e tutti i giocatori perché abbiamo disputato un campionato oltre le aspettative iniziali».
L’allenatore ha poi ricordato anche il peso della penalizzazione che ha condizionato il finale di stagione: «Noi abbiamo commesso un errore, ma il regolamento prevedeva una sanzione economica e non una penalizzazione in classifica. Quella decisione ci ha tolto la nostra arma migliore, ovvero l’entusiasmo che avevamo costruito settimana dopo settimana».
Sul mancato proseguimento del rapporto con l’Igea Virtus, Marra ha spiegato: «C’era la volontà reciproca di continuare insieme, ma sia io che Chiavaro abbiamo percepito che qualcosa era cambiato. Non c’era più la stessa fiducia e, a quel punto, abbiamo ritenuto corretto prendere strade diverse».
