Akragas SLP, Catania rompe il silenzio: «Tre mesi immeritati, ho pagato responsabilità di altri»

Dopo tre mesi di squalifica, mister Sebi Catania torna a parlare. Il tecnico dell’Akragas SLP ha rotto il silenzio alla vigilia della sfida di Coppa contro l’Orlandina, affrontando sia il tema della lunga stop forzato sia il momento della squadra.
«Sono stati tre mesi bruttissimi, difficili, perché è una squalifica che non meritavo assolutamente e perché da quando alleno, ora sono quasi 15 anni, non avevo mai ricevuto una squalifica così lunga».
Un periodo complicato non solo sul piano personale ma anche sportivo. Dicembre, in particolare, è stato un mese delicato: «È stato un periodo complicato anche perché la distanza con il Priolo si è allungata. Però questi ragazzi non hanno mollato mai, stiamo lottando partita dopo partita».
Il tecnico invita però alla prudenza: «Dobbiamo essere onesti con noi stessi, abbiamo sempre detto di non guardare la classifica anche perché quello che sta facendo il Priolo è qualcosa di straordinario. Se loro fanno un passo falso, noi dobbiamo farci trovare pronti».
Testa ora alla Coppa, obiettivo dichiarato sin dall’inizio della stagione. Di fronte ci sarà un’Orlandina seconda in classifica e ricca di giocatori di esperienza: «È una squadra importante, forte, con tradizioni. Ci sono calciatori che hanno fatto categorie importanti. La partita va gestita con serenità e tranquillità. Siamo fiduciosi perché la squadra sta bene e stiamo recuperando più giocatori possibili».
Sul fattore campo, Catania minimizza: «Ormai non c’è più il vantaggio di una volta. Le partite vanno giocate, dentro o fuori casa. Alla fine passa la squadra che merita».
Poi il passaggio più delicato, quello legato alla squalifica. Il tecnico non entra nei dettagli ma rivendica la propria posizione: «Ho scontato con dignità e in silenzio una squalifica immeritata, pagando responsabilità di altri. La verità su quei fatti la farò accertare nelle opportune sedi che non sono quelle di giustizia sportiva».
Catania respinge le accuse più pesanti: «Prima di dare tre mesi, il massimo della pena a un allenatore, bisogna accertarsi che certe parole le abbia dette davvero. Quelle parole l’allenatore non le ha mai dette. Non mi sarei mai permesso di usare determinati atteggiamenti nei confronti di un arbitro giovane».
Il tecnico torna così al centro del progetto Akragas SLP, con un messaggio chiaro: dignità, silenzio e lavoro. E ora, parola al campo.
