Le lacrime di La Cagnina

SAN CATALDO – Si chiude nel modo più amaro possibile la stagione della Sancataldese. La sconfitta per 3-0 sul campo del Savoia, nell’ultima giornata del girone I di Serie D, sancisce la retrocessione matematica in Eccellenza dopo cinque anni.
Un verdetto arrivato solo all’ultimo atto, al termine di un campionato in cui i verdeamaranto non erano mai stati penultimi fino alla sera decisiva. Un epilogo che lascia inevitabilmente rabbia e rimpianti, anche per le modalità con cui è maturato.
A Torre Annunziata la squadra ha provato a giocarsela, ma il Savoia – lanciato verso la promozione in Serie C – si è dimostrato superiore per qualità e motivazioni. Da una parte la festa dei campani, dall’altra il silenzio e le lacrime della Sancataldese.
L’ambiente, però, resta appeso anche agli sviluppi della giustizia sportiva. Tra esposti, ricorsi e indagini ancora aperte, la società è tra quelle che hanno chiesto il blocco di play off e play out, nella speranza di un possibile ribaltamento della classifica.
Parallelamente, si apre un momento delicatissimo anche sul piano societario. Dopo 21 anni alla guida del club, Dario Spinello aveva già annunciato il suo addio lo scorso 30 marzo. Nelle ultime ore è arrivata anche la conferma del disimpegno dell’attuale dirigenza, con il presidente Ivano La Cagnina pronto a chiudere il proprio ciclo.
E proprio La Cagnina, attraverso i social, ha raccontato tutto il suo dolore:
«Ci sono lacrime che non si possono nascondere e quelle di Torre Annunziata parlano per me. Non è solo la fine di una stagione, ma il mio saluto a tutto ciò che ho amato profondamente. La Sancataldese non è mai stata solo una squadra, ma la mia casa».
Parole cariche di emozione, accompagnate dai ringraziamenti alla famiglia e da un messaggio rivolto ai tifosi:
«Chiedo scusa a chi ama questi colori come me. Rimarranno indelebili».
Adesso per la Sancataldese si apre una fase di grande incertezza. Si dovrà ripartire dall’Eccellenza, ma con una nuova dirigenza ancora tutta da costruire. Le voci non mancano, ma al momento non ci sono trattative concrete.
Tra lacrime, orgoglio e interrogativi, si chiude così un ciclo lungo oltre due decenni. E per la piazza di San Cataldo, il futuro è tutto da scrivere.
