Siracusa. Il silenzio nel post gara è carico di dolore. «C’è grande dolore per la scomparsa di Orazio Russo. I nostri tesserati non parleranno, cercate di capire il momento», ha spiegato il dirigente della comunicazione Giuseppe Sapienza. Come riportato da La Sicilia, la notizia della morte dell’ex calciatore e responsabile del vivaio rossazzurro ha inevitabilmente segnato la serata.

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Un gesto comprensibile, quello del club, che però evita al tecnico Toscano di analizzare una partita che in città ha acceso critiche e richieste di cambiamento in panchina. Il calendario non concede pause: mercoledì il recupero con il Trapani, poi il Giugliano al Massimino e quindi la doppia trasferta di Salerno e Benevento.

Secondo La Sicilia, il problema non è solo il risultato di Siracusa, ma il percorso recente. Il Catania si è complicato la vita contro avversarie abbordabili. Non basta dire che il Sorrento abbia giocato la partita perfetta o che il Cerignola fosse ostico. Il Siracusa, reduce da cinque sconfitte nelle ultime sei gare, ha palleggiato con personalità, imponendo ritmo e coraggio.

Eppure la giornata poteva rappresentare uno snodo favorevole: il Benevento ha pareggiato col Latina, la Salernitana con la Cavese. Un’occasione per accorciare. Invece, come evidenzia La Sicilia, il Catania ha mostrato poca grinta, ritmo compassato, gioco macchinoso. Nessuna rabbia agonistica, nessuna vera accelerazione per prendersi la vetta.

È l’atteggiamento che preoccupa più del punteggio. Una squadra che ambisce al primo posto non può attaccare con timidezza, temendo l’imbucata avversaria. Il Catania resta incompleto: manca un regista perché il sistema di Toscano non lo prevede, ma quando Jimenez viene accentrato non cambia l’inerzia. Davanti, con nomi pesanti come Caturano, Rolfini e Forte, la produzione offensiva è limitata.

La domanda, rilanciata anche da La Sicilia, è inevitabile: cosa è successo al meccanismo che aveva funzionato a inizio stagione? Stanchezza? Calo di carattere? Difficoltà nel seguire l’allenatore? Se perdi con una pari grado può starci, ma se inciampi tre volte di fila contro avversari alla portata significa aver smarrito il filo.

A Siracusa il Catania non ha mai dato l’impressione di poter chiudere la gara dopo il vantaggio. Nella ripresa non ha assaltato l’area con convinzione. Le intenzioni non si discutono, ma manca la grinta, manca la ferocia nel voler ribaltare l’inerzia. Nessun capro espiatorio, solo un gruppo che appare “troppo buono”, con reazioni limitate.

L’omaggio degli ultrà di casa ai tre rossazzurri scomparsi nove anni fa e di recente ha aggiunto intensità emotiva alla serata. Ma sul campo resta la sensazione di un’occasione persa.

Se il Benevento manterrà lucidità e il Catania non ritroverà la sua, i destini in vetta rischiano di essere già scritti. E la domanda finale, sottolinea ancora La Sicilia, resta sospesa: una squadra che perde col Sorrento e pareggia a Siracusa può davvero fare strada nei playoff?

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