La Nissa attraversa il momento più delicato della stagione senza poter contare sul cosiddetto fattore campo. I numeri del “Tomaselli” parlano chiaro e preoccupano. La squadra di Francesco Di Gaetano, al netto della sosta natalizia, non vince davanti al proprio pubblico dal 16 novembre, giorno del derby contro la Sancataldese. Da allora, nelle quattro gare casalinghe disputate, sono arrivati soltanto due pareggi e due sconfitte, con due gol segnati e cinque subiti.

Un bilancio insufficiente per una squadra che ambisce al salto di categoria. Non a caso, tra le prime cinque della classifica, la Nissa è quella che ha raccolto meno punti in casa: 16 in 10 partite, un bottino troppo magro per chi vuole restare agganciato alle zone di vertice, come sottolineato anche da La Sicilia.

Allargando l’analisi al rendimento complessivo, il quadro non migliora. Negli ultimi due mesi la Nissa ha conquistato 9 punti in 8 partite, sommando i 2 punti interni ai 7 ottenuti in trasferta, con una media poco superiore a un punto a gara. Un passo che non rispecchia le ambizioni di alta classifica, anche se l’equilibrio del campionato ha consentito ai biancoscudati di non perdere definitivamente contatto con la vetta.

Il clima al termine della gara contro la Gelbison è stato emblematico. Fischi sonori alla squadra, applausi convinti al presidente Luca Giovannone mentre lasciava la tribuna. Due reazioni diverse, ma legate da un unico filo conduttore. La contestazione alla squadra è arrivata soprattutto per gli ultimi 25 minuti, giocati con il freno a mano tirato e con l’impressione di una evidente flessione fisica. Come se, improvvisamente, fosse venuta meno la benzina.

Di Gaetano ha difeso i suoi, parlando di una squadra che si allena con impegno e che è in crescita. Parole credibili, perché il tecnico ha sempre dimostrato serietà e competenza, mettendoci la faccia senza mai cercare alibi. Resta però un dato: questa presunta crescita arriva dopo venti giornate, non all’inizio del campionato. Un aspetto che non può lasciare indifferente una tifoseria passionale e legata alla maglia.

I fischi non avevano intenti distruttivi, ma erano l’espressione di rabbia e delusione, sentimenti normali per chi ama la propria squadra. Lo stesso amore che, pochi istanti dopo, si è trasformato in applausi per il presidente Giovannone, riconosciuto come figura estranea alle difficoltà viste in campo.

Il messaggio del pubblico è stato chiaro e doppio: la squadra deve cambiare passo, perché così non basta; il presidente, invece, resta un punto fermo. Proprio Giovannone, nella giornata di ieri, ha annunciato provvedimenti disciplinari nei confronti di Francesco Rapisarda e Marco Palermo, rei di aver reagito in modo inappropriato alla contestazione.

Ora alla Nissa serve una risposta sul campo. Perché l’amore del pubblico non è in discussione, ma va alimentato con prestazioni e risultati.

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