Rizzo: “Da giocatore mi hanno dato il Daspo per 3 anni. Vogliono uccidere il mio sogno, è tutto ingiusto!”

Rizzo: “Da giocatore mi hanno dato il Daspo per 3 anni. Vogliono uccidere il mio sogno, è tutto ingiusto!”

Leandro Rizzo, fantasista nell’ultima stagione a Licata, con un lungo sfogo su Facebook ha spiegato il proprio malumore: “Mi ritrovo a scrivere il post più brutto della mia vita, nel giorno più buio della mia carriera da giocatore di calcio. Non credo riuscirò ad esprimere completamente tutto quello che provo in questo momento, ma attraverso queste righe spero di poter trasmettere tutta la mia sofferenza e il mio malessere; sofferenza che allo stato attuale è insopportabile, mi logora dentro ogni volta penso che MI SI VUOLE IMPEDIRE DI GIOCARE A CALCIO PER 3 anni. Sono un ragazzo che come tanti è andato via da casa sua molto presto, lasciando i suoi cari per seguire sogni e ambizioni, sperando prima o poi di poter vivere di calcio che ritengo essere lo sport più bello e genuino, ma soprattutto la cosa che faccio meglio da quando sono nato.

La vita ed il calcio non sono stati tenerissimi con me, come a molti giocatori succede rialzandomi però sempre più forte di prima, perché io credo nel calcio e nei suoi valori sani, credo nella lealtà, nella correttezza e nel rispetto, ma principalmente credo nei valori dello sport che ho avuto la fortuna di apprendere da tutte le squadre in cui ho avuto l'onore di militare. MI HANNO DATO 3 ANNI DI DASPO "DA GIOCATORE" NELLA PARTITA LOCRI-LICATA (COPPA ITALIA NAZIONALE). Per un ragazzo di 25 anni come me che vive di calcio e che ha solo quello è una mazzata tremenda , non riesco a darmi pace, non ci credo provo disagio e una tristezza infinita. Sono stato dipinto come un delinquente, come una persona che può nuocere al calcio, ma chi mi conosce sa che genere di UOMO sono. In tanti anni sono stato espulso 2 volte, mai una condotta violenta o una reazione sconsiderata verso nessuno; mi sono sempre distinto per essere un bravo ragazzo che gira l'Italia per guadagnarsi da vivere e testimoni sono tutte le persone che mi conoscono che ho conosciuto negli anni, dagli amici di Lecce, di Treviso, del Gavorrano, del Barletta, del Milazzo, del Messina e infine a quelli della mia ultima squadra, il Licata. Mi si vuole infliggere una punizione troppo severa e che non merito, ma la mia fiducia verso la giustizia sportiva e in chi deve tutelare e proteggere noi giovani è tanta!!! Mi sono già attivato tramite il mio legale per cercare di risolvere questo brutto equivoco e spero di poter presto ritornare a giocare. IL CALCIO È LA MIA VITA e farò di tutto per poter provare la mia innocenza e la mia buona vede!!! Ringrazio tutte le persone che mi stanno vicino”.

 
 
 
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