Marsala
Marsala, Gharbi: “Dopo quattro mesi non ho ancora accesso al conto corrente. Mi frulla in testa l’idea di abbandonare…”

Marsala, Gharbi: “Dopo quattro mesi non ho ancora accesso al conto corrente. Mi frulla in testa l’idea di abbandonare…”


La conferenza stampa dell’amministratore unico azzurro.

Si è tenuta quest’oggi, in casa Marsala, una conferenza stampa nel corso della quale l’amministratore unico del club, Jihed Gharbi, ha fatto chiarezza sulle questioni societarie:

PUNTO DELLA SITUAZIONE “La situazione è abbastanza strana, perché purtroppo dopo quattro mesi non ho ancora accesso al conto corrente della società dopo che il 21 di ottobre c’è stato l’accordo con la vecchia società per nominarmi amministratore unico e di conseguenza poter operare liberamente per la società. Questo non è avvenuto perché in tutte le banche ci hanno sbattuto le porte in faccia”.

CONTO CORRENTE “Si è venuto a scoprire che il vecchio conto corrente della società non è sequestrato in base a quello che dice il direttore della banca. Il curatore Luca Brancato dice il contrario. Ancora non si conosce la vera realtà della situazione. Mi trovo in grandi difficoltà perché ho dei doveri da affrontare, devo pagare i ragazzi, i fornitori e continuare la stagione. Senza conto corrente ciò non può avvenire. Questo crea un grande disturbo a livello societario che non posso permettere, nella mia mente frulla in continuazione la volontà di abbandonare il progetto Marsala, ma finché non compio i miei doveri con i ragazzi e non rispetto la parola con i fornitori resto qui”.

INCERTEZZE “Non si sa ancora se il dottor Luca Brancato sia un amministratore giudiziario o un curatore. Essendo curatore ha diritto solamente a gestire la maggioranza sotto custodia della magistratura e non ad amministrare le sorti del Marsala Calcio. Il direttore di banca afferma che per poter operare sul vecchio conto corrente abbiamo bisogno del permesso della magistratura. Questo non dovrebbe accadere perché essendo amministratore unico ho pieno diritto e pieni poteri per poter chiedere e avere accesso al conto corrente e questo non è avvenuto”.

PORTE CHIUSE “Da quattro mesi aspetto le quote di minoranza, ma la lettera del giudice tarda ad arrivare. Ho tutte le porte chiuse qui a Marsala, questo fa ridere perché in qualsiasi azienda non dovrebbe accadere una cosa del genere. Nessuna azienda al mondo va avanti senza conto corrente. Sono rimasto perché credo nel progetto che ho. Essendo amministratore unico posso liberamente dimettermi e lasciare tutto com’è senza pagarne le conseguenze. Nel verbale che ho firmato il 21 ottobre mi sono assunto le responsabilità di tutta la vecchia gestione, non solo i debiti. Questo col senno del poi non è positivo perché potrei rischiare anche di andare a processo per questo”.

AMORE PER IL MARSALA “Quando fai qualcosa perché ci credi e per amore queste sono le conseguenze. L’ho fatto per rispetto del Marsala Calcio e per amore dei marsalesi. Sappiamo però che l’amore tante volte uccide. In questo caso sta rovinando me e non solo, anche tutti i tesserati che hanno delle famiglie, perché c’è chi vive di questo. Non voglio che i ragazzi non percepiscano lo stipendio. So che in queste categorie si è abituati a non rispettare i pagamenti, ma io non voglio creare questo nella mia squadra, non lo posso accettare come uomo e come presidente, o attualmente amministratore. Questo mi crea tanti problemi anche a livello psicologico. Fa male in tutti i sensi”.

SPERANZE “Mi auguro che si sistemino le cose, ma dubito che queste possano cambiare da un momento all’altro perché a quanto ho capito a nessuno frega nulla del Marsala. Nessuno lo rispetta e nessuno se ne vuole occupare. Tutti parlano, ma poi con i fatti siamo a zero. Di natura sono positivo ma sto perdendo le speranze. Ripeto, nella mia testa frulla l’idea di abbandonare, non nego che se non ci sarà uno sbocco questo accadrà. E mi dispiacerà perché avevo dei progetti ambiziosi, a livello di città e di squadra. Volevo dare a questa squadra l’identità che merita. Fa male a me che non sono marsalese, figuriamoci ai veri marsalesi che amano questi colori”.

PROBLEMI IN CORSO D’OPERA “I problemi in corso d’opera si sono rivelati un grande rischio e un grande danno. Mi sono assunto la responsabilità di pagare i debiti. Poi è uscito fuori che la società è iscritta al C.A.I. Poi esce fuori che c’è un conto corrente che inizialmente dicono che è sequestrato e poi non è così. Il direttore dice una cosa e il curatore un’altra, chiedo documenti e nessuno me li fornisce. Qua si vive a parole, ma nella vita conta la carta”.

BUCO ECONOMICO “Avendo il conto corrente entrano i soldi degli sponsor. Poi nel conto corrente della vecchia società c’è un buco di quasi 11mila euro. Io avevo assicurato che questo sarebbe stato colmato ma non capisco il perché di questo trattamento nei miei confronti. A pensar male si fa peccato ma certe volte ci si azzecca, quindi comincio a pensare determinate cose, vedo tanta malafede. Per me tutto questo non è solo casuale. Solo qui le situazioni sono così strane”.

VECCHIA GESTIONE “Nella vecchia gestione non c’entro nulla. Dicono di volermi dare una mano e ben venga. Se c’è qualcosa di positivo e concreto sono qui. La frustrazione però ti porta a pensare in maniera negativa, dati anche i trascorsi precedenti”.

TIFOSI “A me dispiace per i tifosi perché ho avuto massimo supporto da parte loro. C’è chi è scettico, ma in tanti credono nel mio progetto. Non sono venuto qui a chiacchierare e basta. Dipendesse da me io andrei avanti, ma cominciano a mancarmi anche gli stimoli per andare avanti. I tifosi non meritano che una società così gloriosa venga maltrattata e umiliata così”.

EVENTUALI ALTRE PISTE “Se tu inizi un percorso in cui fai il massimo per fare qualcosa ma non c’è sintonia e voglia di collaborare… Si capisce che poi anche se tutto si dovesse risolvere hai sempre quel timore che poi viene tutto tamponato. Questo è quello che è accaduto in questi quattro mesi. Menomale che è arrivato questo stop, perché altrimenti non so come avrei affrontato determinate spese come le trasferte. I calciatori hanno diritto a percepire lo stipendio e sono dalla mia parte, capiscono che la situazione non dipende da me. Non so se altre piste siano percorribile, se mancano gli stimoli è difficile andare avanti”.

BUON SENSO “Stiamo adottando la politica del buon senso e del venirsi incontro. Io non ho nulla da nascondere, non ho motivo di fare la guerra. Sono amministratore unico e ho diritto ad avere il conto corrente. Abbiamo provato anche ad aprirne un altro: abbiamo girato tutte le banche di Marsala e nessuno ha accettato di aprirci un conto. Siamo andati anche alla Posta di Mazara del Vallo: inizialmente avevano detto di sì, ma poi ci hanno comunicato che non potevano perché la società è iscritta al C.A.I., cosa che ho scoperto in quel giorno lì, grazie alle Poste e non perché mi è stato detto”.

ULTIMATUM “Se in questi giorni non si sblocca la situazione, fa male dirlo, ma non avrebbe senso andare avanti. Se il campionato ricomincia, come affronti le spese? Come affronti determinate cose? Le spese devono essere tracciabili, non posso danneggiare ancora di più il Marsala e soprattutto me stesso”.

NON È UNA QUESTIONE DI QUOTE “Ormai non è più una questione di quote e cose varie. La priorità è il conto corrente. Dopo si può pensare all’aumento di capitale e a tantissime altre cose. La situazione purtroppo è critica e imbarazzante. Abbiamo ipotizzato tantissime situazioni, ma non sono attuabili”.

SITUAZIONE SOCIETARIA “Senza il nulla osta da parte del giudice non si può andare avanti. Abbiamo già chiesto un incontro e ce l’hanno rifiutato. La maggioranza è custodita dal dottor Luca Brancato e lui si muove esclusivamente su ordine del giudice. Il 7 agosto abbiamo fatto la promessa per il passaggio delle quote e dopo trenta giorni scadeva la rinuncia alla prelazione da parte della maggioranza, in questo caso l’amministratore giudiziario. Dal 7 settembre in poi, il dottor Luca Brancato dovrebbe rinunciare alla prelazione, con il consenso del giudice. Verbalmente è già stata fatta, ma non conta nulla. Mi serve un documento scritto e firmato da parte del giudice sulla rinuncia del 37 per cento delle quote, a quel punto si può fare il passaggio. Poi mi sarei presentato dal dottor Luca Brancato per rilevare la maggioranza, il 63 per cento, facendo valutare la società che vale zero con tutti i debiti che ha. Al massimo ci sarebbe un valore simbolico di un euro. Mi sarei preso subito il cento per cento ma senza quel passaggio lì non lo posso fare. Secondo me il curatore non si vuole assumere la responsabilità di lasciare le quote del signor Domenico Cottone senza il suo consenso. Ma lui non può dare il consenso. Qui servirebbe un legale che rappresenti il signor Cottone che dichiari che lui, se ci fosse la possibilità di cedere la maggioranza, autorizza il signor Luca Brancato a cedere le sue quote. È un caos, qua nessuno si vuole assumere la responsabilità”.

Luca Di Noto
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