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Del Col: ‘Avevo smesso di giocare, lavoravo su un camion, a Troina sono rinato. La mia storia...’


Le esclusive di Goalsicilia.it-L’eclettico jolly argentino.

Del Col: ‘Avevo smesso di giocare, lavoravo su un camion, a Troina sono rinato. La mia storia...’

È stato uno dei protagonisti della stagione del Troina, ed è anche considerato tra i migliori difensori della stagione 2016/2017 all’esordio in Italia. Parliamo di Mariano “El Nero” Del Col, jolly di difesa e centrocampo, con cui abbiamo fatto una lunga chiacchierata. Queste le sue parole in esclusiva a Goalsicilia.it.

Mariano, partiamo proprio dalle origini...

“Sono nato il 7 gennaio 1993 a Buenos Aires. Inizio a giocare a calcio in alcune squadrette locali, per poi ancora bambino passare al Boca dove giocavo con Ezequiel Melillo. Poi il Boca mi ha mandato all’Argentinos Juniors e successivamente al Chacarita. Qui sono arrivato in prima squadra, a 17 anni, nella serie B argentina”.

Una carriera in ascesa ma...

“Purtroppo mi sono rotto il crociato e sono stato tanto tempo fermo. La parte più difficile della mia breve carriera, anche perché la prima squadra del Chacarita non mi voleva più. Mi sono trasferito nel 2015 all’Huracan, la prima volta lontano da Buenos Aires. A dicembre è finito il campionato e sinceramente avevo pensato di smettere”.

In che senso?

“Non volevo più giocare a calcio e avevo proprio appeso gli scarpini al chiodo. Lavoravo tutti i giorni con un camion, facevo traslochi, trasporti, cose di questo tipo. Sono andato ad una cena con Lautaro Fernandez, sapendo che si sarebbe trasferito in Italia, ed ero andato a casa sua per salutarlo. Da là si può dire che è iniziata la mia avventura a Troina”.

Come sei arrivato qui?

“Mi ha chiamato Ott Vale, che conoscevo dai tempi del Boca, ed insieme a Fernandez mi hanno fatto parlare con il direttore Dell’Arte e mi hanno convinto a venire qui. Io inizialmente non volevo, pensavo di avere proprio smesso definitivamente di giocare, ma parlando con la mia ragazza, con i miei genitori e con la società Troina mi sono convinto”.

È stato difficile ambientarti in Italia?

“Tra tutti gli argentini sono stato l’ultimo ad arrivare, quindi trovandoli tutti qua è stato più facile inserirmi in questa nuova avventura. Ho il doppio passaporto, mia nonna è del Friuli, ma praticamente non conoscevo nulla di italiano”.

C’è un aneddoto dei primi giorni in Italia?

“Quando sono arrivato ovviamente non parlavo mezza parola di italiano. Ai primi allenamenti non capivo un cavolo di ciò che diceva il mister (ride, ndr), parole come ‘scappa’, ‘scivola’, ‘girati’, cose così. Ogni volta che il mister finiva di parlare, chiedevo a Lautaro o a Melillo cosa avesse detto e il mister rideva sempre. Poi ti posso dire che mi sono perso tante volte, soprattutto a Roma (ride, ndr)”.

È stato difficile allontanarti da casa?

“Non è stato per niente facile. Mi mancano mia nonna, mia mamma, mio padre e le mie sorelle che sono più piccole di me. La cosa che mi manca di più però è la carne argentina (ride, ndr). Qui la carne è buona, ma quella della mia nazione...”.

Il mate però lo prendete anche qui...

“Eh beh, quello sì. Il mate è come mio fratello, non deve mancare mai. Lo beviamo tutti insieme, sia argentini che italiani. Io tra poco tornerò in argentina, ho lasciato un po’ di mate per loro perché volevano continuare a prenderlo”.

La tua ragazza non è venuta qui?

“Sì, ma un paio di volte per qualche tempo però poi è dovuta tornare in Argentina. Essendo straniera, non può restare più di tre mesi. Tra l’altro studia, lavora e gioca a hockey quindi purtroppo siamo stati spesso divisi”.

Chi è il tuo idolo?

“Come tutti gli argentini, sarò banale, ovviamente è Maradona. Se parliamo del mio ruolo, quello che sto facendo adesso, adoro Marcelo, Alex Sandro e Dani Alves”.

Hai citato Dani Alves, i tuoi capelli ricordano quelli che aveva lui, così come Neymar o Messi... Perché lo fai?

“Beh, l’ho fatto perché mi era piaciuto come stavano a loro questi capelli iper ossigenati. Quando arrivava la mia ragazza in Italia tornavo scuro, a lei non piacciono così biondi/bianchi. Poi andava via e li ossigenavo di nuovo (ride, ndr). Adesso che torno in Argentina devo tornare scuro!”.

Tu nasci come centrocampista offensivo, ala. Qui però hai giocato in difesa...

“In Argentina il calcio è diverso, qui è molto più tattico. Il mister mi ha provato più indietro, a me piace tanto e mi trovo bene in questo nuovo ruolo da terzino”.   

Il tuo ruolo quindi qual è?

“Ormai mi sento un difensore, come ti accennavo prima mi è piaciuto come mi ha schierato il mister. Quando giochiamo a tre mi piace giocare sul centrosinistra, mentre quando giochiamo a quattro preferisco stare sull’out destro per spingere”.

In futuro ti piacerebbe tornare in Italia o restare in Argentina?

“Se devo giocare a calcio, preferisco molto di più giocare qui che nel mio paese. Mi piacerebbe andare sempre più in alto, meglio se proprio con il Troina. Preciso che non vado in vacanza in Argentina, ma vado a lavorare col camion come prima di venire qui”.

Quindi resti qui anche il prossimo anno?

“Devo ancora parlare con la società, ma penso di sì”.

Tifi anche tu per il Boca come Melillo?

“No, per carità, mi fa schifo il Boca! Infatti litigo spesso con Ezequiel per questo, lui è gran tifoso (ride, ndr). Il mio cuore batte per l’Independiente, la squadra con più coppe di tutti, scusa se è poco. In passato ci ha giocato gente come Forlan, Cambiasso, Aguero, degli idoli. Tra le italiane simpatizzo per Napoli e Atalanta”.

Qual è il tuo soprannome?

“El Nero. Perché ho la pelle un po’ più scura degli argentini classici”.

Hai tatuaggi?

“Tocchi un tasto dolente (ride, ndr). Ho un orribile tatuaggio sulla gamba, fatto quando ero molto piccolo, avevo 13/14 anni. È un folletto, un duende, tutti mi prendono in giro per questo. Adesso me ne sono stra-pentito (ride, ndr), è fatto davvero male, prima o poi lo coprirò con un altro tatuaggio”.

Che musica ascolti?

“Soprattutto la cumbia  e il reggaeton. Mi piace soprattutto, la mia ragazza lo adora, il cantante Maluma. Prima di venire qui avevamo preso i biglietti per il concerto, visto che io ero in Italia è andata lei con mio suocero”.  

Meglio tuo suocero che un amico...

“Sì, meglio con mio suocero. Almeno penso sia andata con mio suocero (ride di gusto, ndr). Scherzo ovviamente, siamo troppo innamorati”.

Cosa ti piace fare quando non giochi a calcio?

“Qui in Italia nel tempo libero magari andavamo in giro, spesso nella zona del catanese. Oppure bevo il mate e ascolto musica. Non sono uno con grilli per la testa”.

Qual è il tuo sogno?

“Per la vita è quello di avere una casa e una famiglia tutta mia, sarà normale ma credimi che per me sarebbe il top. Dal punto di vista calcistico mi piacerebbe di cuore andare in Lega Pro col Troina”.

Com’è il tuo rapporto con mister Pagana?

“Mi trovo divinamente. È una bravissima persona ed un grandissimo allenatore, mi ha insegnato tanto”.

Quanto ti è dispiaciuto che la finale di Coppa Italia sia andata in quel modo?

“Ti dico la verità, quando loro hanno segnato il 2-0 dopo appena sei minuti avevo la voglia di uscire dal campo, mi veniva da piangere. Vedevo tanto lavoro buttato via, non riuscivo ad accettarlo. La gente di qua se lo meritava, è stato bruttissimo andare sotto di 3-0. È stato brutto...”.

Poi nella ripresa avete cambiato marcia...

“Mi aspettavo sinceramente che nello spogliatoio, all’intervallo, il mister ci avrebbe detto di tutto e massacrato. Invece è stato un grande anche in questo. Ci ha detto ‘Ragazzi siamo qui, più di quello che abbiamo sbagliato non possiamo, ma ci stiamo giocando il lavoro di un anno. Andate in campo e giocate come sapete’. Queste parole sono state perfette, ci hanno liberato da tutta la pressione e purtroppo siamo arrivati solo ad un gol dal fare l’impresa”.

Chi è il più simpatico ed il più serio tra i tuoi compagni?

“Oh mamma che domanda, Beh i più simpatici sono il capitano Marletta e Mariano Russo, a me fanno morire dalle risate. I più seri sono Lizzoni ed Adeyemo. Calcisticamente due animali, sono troppo forti, ma sono tanto silenziosi (ride, ndr)”.

E mister Pagana com’è?

“Il mister deve essere serio. Però sa gestire benissimo la squadra. Sa quando è il momento di scherzare e quando tenerci tutti concentrati e seri, praticamente sa trovare il momento giusto per ogni situazione”.

Quali sono le differenze più grandi che hai notato tra Argentina e Italia?

“Non conosco molte città italiane, ho vissuto solo qui a Troina. Qua la gente è stupenda, ti puoi fidare di tutti. Questo a Buenos Aires non si trova. Ribadisco, qua sono stato troppo bene”.

In bocca al lupo Mariano...

“Viva il lupo e trattami bene, questa è la mia prima intervista italiana (ride, ndr)”.

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Dario Li Vigni

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