Aronica, dalla Champions al Trapani: «La mia squadra non ha paura di nulla. Vogliamo i playoff»

Ha ancora la stessa grinta di quando marcava i grandi centravanti europei. Salvatore Aronica guarda avanti, ma senza dimenticare il passato. Dalla Serie D con il Bagheria alla Champions League con il Napoli, il percorso dell’ex difensore azzurro è stato lungo e intenso. A raccontarlo è Oscar Maresca sulla Gazzetta dello Sport, che ripercorre carriera, aneddoti e presente dell’attuale allenatore del Trapani.
«Ho sfidato Aguero, Mario Gomez, Drogba. Nel 2012 al San Paolo superammo 3-1 il Chelsea agli ottavi, fu un’impresa», ricorda Aronica nell’intervista firmata da Oscar Maresca per la Gazzetta dello Sport. Un’impresa solo sfiorata, perché al ritorno Stamford Bridge fu fatale: «Uscimmo con le ossa rotte». Con la maglia del Napoli ha vissuto cinque stagioni, collezionando 141 presenze, diventando uno dei pilastri della difesa di Walter Mazzarri.
«La linea difensiva non cambiava mai: io, Paolo Cannavaro e Campagnaro. In campo ci facevamo rispettare, non era mai facile giocare contro di noi», racconta ancora Aronica alla Gazzetta dello Sport, ricordando un reparto che ha segnato un’epoca. Lo sa bene anche Zlatan Ibrahimovic: «Mi rifilò quello schiaffone famoso quando era al Milan. Per fermarlo dovevi innervosirlo, distrarlo. Ci provavo in tutti i modi. Prese tre giornate di squalifica e riuscimmo a pareggiare una partita importante».
Oggi Aronica è allenatore e guida il Trapani in Serie C. «La mia squadra è come me: non ha paura di nulla. Giochiamo in modo spregiudicato e offensivo. Dobbiamo sempre segnare un gol in più degli avversari», spiega nell’intervista concessa a Oscar Maresca della Gazzetta dello Sport. Una filosofia che può sembrare curiosa per chi ha passato vent’anni in difesa, ma che per Aronica è naturale: «La fase offensiva parte dalla zona bassa del campo. I rivali vanno aggrediti, non aspettati».
Nonostante gli otto punti di penalizzazione, il Trapani è in corsa per i playoff. «Il gruppo è stato bravo ad azzerare subito lo svantaggio. Vogliamo regalare altre soddisfazioni ai nostri tifosi», sottolinea l’allenatore. La carriera in panchina è iniziata nel 2018 con la Berretti del Trapani, quando sulla panchina della prima squadra c’era Vincenzo Italiano. «Ci confrontavamo spesso. Mi ha dato tanti consigli. Ero sicuro che avrebbe avuto un futuro importante».
Da giocatore ha avuto maestri importanti: Lippi, Ulivieri, Mazzarri, Gasperini. «Con Mazzarri ho condiviso il campo per sette anni, è stato fondamentale. Ulivieri era meticoloso, Gasperini un maestro di tattica. Lippi invece mi ha fatto esordire in Serie A», ricorda ancora Aronica alla Gazzetta dello Sport, firmata Oscar Maresca.
Indimenticabile l’esordio con la Juventus nel 1998: «Entrai all’ultimo minuto contro la Sampdoria. C’erano Del Piero, Zidane, Inzaghi. Avevo 20 anni, fino a poco prima giocavo tra i dilettanti». Poi Messina, Reggina e il miracolo salvezza del 2006 partendo da -15, prima dell’apice vissuto a Napoli: qualificazione in Champions dopo 21 anni e Coppa Italia vinta nel 2012 con Cavani e Lavezzi.
«Il Pocho era incontenibile anche fuori dal campo», racconta sorridendo Aronica, ricordando feste, cene e uno spogliatoio compatto. E la notte di Londra contro il Chelsea resta impressa: «Drogba è stato l’avversario più difficile. Sbloccò la partita con un colpo di testa, lo marcavo io. A fine gara scambiammo la maglia».
Il futuro, però, è tutto nel presente. «Il mio sogno è portare il Trapani ai playoff. Ce lo chiede la società e lo dobbiamo ai tifosi. Sarebbe un grande traguardo in una stagione complicata», conclude Aronica nell’intervista firmata da Oscar Maresca sulla Gazzetta dello Sport.
