
Il nome di Valerio Antonini è ormai al centro di una bufera che travalica i confini sportivi e investe direttamente l’immagine della città di Trapani. L’imprenditore romano, accolto inizialmente come simbolo di rilancio e premiato anche con la cittadinanza onoraria, da mesi è protagonista di uno scontro frontale con istituzioni, stampa, tifoseria e federazioni, come ricostruisce La Sicilia.
Dalla vicenda del palazzetto dello sport in poi, il clima è progressivamente degenerato. Antonini ha attaccato prima il sindaco, poi i media e i tifosi, fino ad arrivare allo scontro aperto con la Federazione Italiana Pallacanestro. Nei giorni scorsi è arrivata una nuova stangata: altri tre punti di penalizzazione alla Trapani Shark da scontare nel campionato in corso e due anni di inibizione personale per Antonini nel ruolo di presidente, come riportato da La Sicilia.
La penalizzazione nel basket si aggiunge ai cinque punti già inflitti a inizio stagione per debiti con il Fisco. Otto punti complessivi, un peso identico a quello subito anche dalla squadra di calcio trapanese. Nonostante ciò, Antonini continua a parlare di «ingiustizie evidenti» e di «atti di persecuzione». In un’intervista televisiva ha annunciato persino una denuncia contro l’Agenzia delle Entrate, accusandola di perseguitarlo: «Ho le prove di un tentativo clamoroso di distruggere me e le due società che rappresento», ha dichiarato, sostenendo che i deferimenti sarebbero un “copia-incolla” di contestazioni già respinte, come evidenzia La Sicilia.
Intanto, sul piano sportivo, la situazione si è ulteriormente aggravata. La Trapani Shark non si è presentata a Bologna per una gara del massimo campionato nazionale di basket. Una scelta che espone il club a nuove sanzioni. Antonini ha respinto le accuse di un possibile ritiro: «Chi pensa che non andare a Bologna significhi ritirare gli Shark non ha capito nulla. Giocheremo in Champions League e in casa contro Trento». Una linea che, secondo La Sicilia, rischia però di danneggiare ulteriormente l’immagine complessiva della città, non solo quella sportiva.
Negli ultimi anni, infatti, i risultati sportivi erano diventati un veicolo promozionale importante per Trapani. Una preoccupazione condivisa anche dal sindaco Giacomo Tranchida: «Sono preoccupato per questo aspetto, ma al momento preferisco non aggiungere altro», ha dichiarato. Antonini, però, ha rilanciato l’attacco al primo cittadino: «Ho investito una marea di soldi in una città che ha saputo solo distruggere e non proteggere». La replica del sindaco è stata lapidaria: «Antonini dice tante cose, queste con le altre», riporta La Sicilia.
A prendere posizione, nelle ultime ore, è stata anche la tifoseria organizzata del basket, protagonista del sostegno agli Shark negli ultimi due anni. In un comunicato ufficiale, i gruppi hanno preso le distanze da «azioni, comportamenti e scelte societarie volte a far morire il basket trapanese», dichiarando di non riconoscersi in atteggiamenti «arroganti, provocatori o scorretti» e criticando anche la politica cittadina per la mancanza di vigilanza.
Il caso Antonini, ormai, non è più solo sportivo. È diventato un nodo istituzionale e d’immagine che coinvolge l’intera comunità trapanese, conclude La Sicilia.
