TRAPANI – C’è una squadra di basket eliminata dopo aver concluso due partite con un solo giocatore in campo. E c’è una squadra di calcio che in Serie C ha accumulato 15 punti di penalizzazione per violazioni amministrative. Due storie diverse, ma unite da una città – Trapani – e da un solo nome: Valerio Antonini. È da qui che parte l’analisi firmata da Gery Palazzotto su Il Foglio, che racconta una vicenda molto più vicina alla metafora che allo sport.

Antonini, imprenditore romano, nel giro di tre anni ha costruito un piccolo impero trapanese: ha acquistato calcio e basket, fondato una holding ad hoc (Sport Invest), rilevato una televisione privata come Telesud e perfino incassato un contributo regionale di circa 300 mila euro per un progetto di valorizzazione turistica. Un racconto che, come sottolinea Gery Palazzotto su Il Foglio, oggi suona quasi come una beffa, alla luce delle macerie sportive lasciate alle spalle.

La comunicazione è sempre stata il cuore del progetto Antonini. Cresciuto tra Iran, Cuba, Venezuela, Uganda, Turchia, Messico e Ucraina, l’imprenditore ha trasformato sé stesso in narratore, inventando il “Tg Antonini”, appuntamento online in cui commentava, attaccava, spiegava e profetizzava su sport, politica e vita cittadina. Un flusso continuo, senza confini, che secondo Il Foglio ha finito per confondere realtà e rappresentazione.

La Sicilia, terra di entusiasmi e diffidenze, ha inizialmente accolto il pifferaio. Ma poi ha voltato le spalle. I tifosi, che lo avevano quasi eletto patrono, lo hanno abbandonato dopo il disastro delle squadre del cuore. Persino la cittadinanza onoraria conferitagli dal Comune è diventata un simbolo rovesciato. Come scrive Gery Palazzotto sul Foglio, la favola si è dissolta nel momento in cui il risultato sportivo è venuto meno.

Il racconto si allarga e diventa sistema. Palazzotto richiama casi emblematici del passato, come quello di Paul Baccaglini al Palermo: annunci, telecamere, promesse, tatuaggi simbolici e poi il nulla. O ancora Giovanni Sucato, il “mago dei soldi” di Villabate, protagonista di uno schema Ponzi travestito da sogno collettivo. Vicende diverse, ma accomunate da un meccanismo preciso: seduzione, consenso, crollo.

Il pezzo de Il Foglio, firmato da Gery Palazzotto, non è un atto d’accusa giudiziario ma un’analisi culturale. La Sicilia come terra di pifferai, di imprenditori salvifici, di scorciatoie narrative che finiscono quasi sempre allo stesso modo: con l’oblio. Il calcio e il basket diventano solo strumenti, non il fine.

Nel finale, Palazzotto allarga ancora lo sguardo e cita Salvatore Cuffaro, descritto come l’unico capace di incarnare il “pifferaio universale”, in grado di incantare trasversalmente, senza distinzione di censo o appartenenza. Una riflessione che chiude il cerchio e lascia una domanda aperta: perché certe storie continuano a ripetersi?

Perché, conclude Il Foglio, non è lo sport a fallire. È la tentazione eterna di credere alle favole, anche quando la musica smette di suonare.

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