Repubblica: “Trapani, il castello è crollato. Adesso tocca al calcio”

Il castello è crollato. E sotto le macerie sono rimasti tifosi, appassionati e una città intera. Come scrive Massimo Norrito su Repubblica Palermo, dopo l’esclusione della Trapani Shark il patron Valerio Antonini è pronto a ricostruire la propria difesa fuori dai confini della giustizia sportiva, annunciando battaglia in sede civile. L’assunto è chiaro: sentirsi vittima di un sistema che avrebbe deciso da tempo la sua estromissione dal mondo dello sport.
Secondo l’analisi di Massimo Norrito per Repubblica Palermo, il punto centrale della vicenda va oltre i tribunali. È legittimo chiedersi se davvero tutti abbiano remato contro Antonini o se, invece, una parte delle responsabilità non ricada anche sulla sua gestione. Una gestione che ha accumulato frizioni su più fronti: dalle istituzioni sportive alla politica locale, passando per dirigenti, allenatori, giocatori, stampa e tifoseria.
Nel suo approfondimento su Repubblica Palermo, Massimo Norrito sottolinea come il numero dei “nemici” sia diventato impressionante: Petrucci, Tranchida, Quinci, le leghe, Repesa, Alibegovic, i giocatori che hanno lasciato Trapani, i lavoratori in attesa di compensi, fino ai giornalisti licenziati e a una parte del Consiglio comunale. Tutti contro Antonini. Un quadro che impone una riflessione: è possibile che l’imprenditore romano sia del tutto estraneo a quanto accaduto?
C’è chi nello sport ha trasformato l’ostilità esterna in forza, facendo gruppo e costruendo successi. Ma, come osserva Massimo Norrito su Repubblica Palermo, resta poco chiaro quali fossero – e siano oggi – gli obiettivi reali di Antonini. La sua gestione viene descritta come una montagna russa continua: capace di portare la pallacanestro trapanese su vette mai raggiunte, ma anche di precipitarla in un abisso senza precedenti, con l’esclusione a campionato in corso e un marchio difficile da cancellare.
Il danno, però, non è solo sportivo. Trapani resta con una tifoseria smarrita, con i bambini che piangono dove prima festeggiavano, con una città umiliata e privata dei suoi simboli. Una città alla quale era stata promessa una nuova immagine e che oggi viene indicata come il luogo dove è morto il basket. E forse, presto, anche il calcio. Per Antonini sarà un’altra ingiustizia. Per Trapani, un’altra ferita.
